Rassegna storica del Risorgimento

Risorgimento. Storiografia
anno <2001>   pagina <115>
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Nazioni e culture nelPUalia del Risorgimento 115
sempre 5 anni di esilio. Ma la storiografia (cori Rarike) doveva rappresentare i fatti così come furono realmente. A questo punto lo studioso si scontrò con il temperamento politico di Balbo, Questo diviene particolarmente evidente nella critica di Troya al termine italiani utilizzato per i comuni romani dell'ottavo secolo; infatti, secondo Troya, ora il nostro costume di chiamare italiani quei Romani trapassa le nostre passioni a quei tempi . Balbo reagì a ciò con una dichiarazione a favore della storiografia politica che assomiglia ad un manifesto:
Verrà veduto fin dall'indice che io non mi fermo alla storia lontana né passata di nostra patria, ma vengo alla presente e tocco l'avvenire; e questa, diranno alcuni che non è storia né scienza o affare da scrittore in ninna maniera, ma da uomo pubblico e pratico. Ma io rispondo in poche parole: che ciò fu sempre ed è dappertutto concedu­to agli storici per necessità e natura della loro scienza; [...] studiate tutti si nel passato ma ad uso presente ed avvenire, non solo per curiosità ma per utilità, non solamente per passione ma per megliorare il tempo .
La storiografia politica, che vide il suo fondamento nelle lotte dell'epoca, entrò in conflitto con l'interesse per la ricerca storica scientifica. Se il valore temporale della prima fu minimo, l'ultima venne accusata di poco valore pratico. L'interesse per i processi politici del presente ha portato alla luce nel Risorgimento una moltitudine di ricerche storiche, caratterizzate da grandi aspettative e dal desiderio di progresso politico. Il riferimento locale della ricerca storica venne tematizzato apertamente, come per esempio nelle feste e cortei in onore di Dante come creatore della lingua nazionale.
B. Dante e la nazione italiana. Dante quale istanza di collettiviaione culturale?) Il movimento nazionale italiano fino al 1848-49 circa fu condizio­nato da elementi che propagavano un'unità politica sotto la guida morale del papa a Roma. Con la sconfitta della Repubblica Romana, la fuga del papà ed il suo ritorno con l'aiuto di truppe straniere e una seguente fase di mag­giore repressione e restaurazione negli anni attorno al 1850 sotto Pio IX si mise in atto un chiaro capovolgimento. Divenne obsoleto per lo storico partito nobile dei guelfi fiorentini il riferimento a Dante nel senso di un neo­guelfi smo politico.
La nuova ricezione di Dante nella seconda metà del secolo riconobbe in Dante il momento della formazione di una lingua standard la lotta all'analfa­betismo e la partecipazione costituzionale dei cittadini dello stato nazionale italiano a tematiche pubbliche. Soprattutto la comune lingua standard utilizzata
*0 W. KROGEL, Dante und die ìtalknische Natio/i. UnUmthung der 600-Jahr-Féim u Ehren Dantes wFtorenz 1865 M* h 'wJAwbtojtfr Mtafséìcfàtll (1995), pp. 429-458.