Rassegna storica del Risorgimento

MOTI ; MESSINA ; 1847-48
anno <2002>   pagina <27>
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Messina nei moti del 1847-48
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il fuoco. I vertici rivoluzionari decisero di interrompere l'offensiva per esporre la condotta borbonica al severo giudizio dei rappresentanti diplo­matici delle potenze straniere, la cui condanna costrinse il Cardamona a dichiarare che non avrebbe operato bombardamenti sulla città se non dopo un attacco dei patrioti. 1 Borboni violarono però presto la tregua, ripren­dendo a bombardare Messina e attaccando contemporaneamente con reparti di fanteria ed artiglieria lungo Via Marina, Via Austria e nel quartiere dei Pizzillari. In queste tre direzioni i regi dovettero però subire la controf­fensiva dei messinesi, istenuti dall'improvvisata artiglieria di Francesco Munafò, Antonio Lanzetta e Rosa Donato.5
Il 30 gennaio il controllo della città passò nelle mani del Comitato di pubblica sicurezza, avente sede nel convento dei padri teatini, e si estese a tutta la provincia di Messina, la quale riconobbe nel Comitato messinese la legittima rappresentanza di quello generale di Palermo. All'alba del 31 gennaio i patrioti presero d'assalto ed occuparono i forti di Rocca Guelfo-nia e Castellacelo, che rapidamente si arresero; rimanevano in mano nemica solo il forte Rea! Basso, sul mare al lato est della città, la Cittadella e.p forti Don Blasco e San Salvatore. Ai primi di febbraio i Borboni abbandonavano Palermo e resistevano solo a Milazzo, Noto e Siracusa, ma senza alcuna possibilità di restarvi a lungo.59)
Nel tentativo di riprendere il controllo di Messina i regi assaltarono il monastero di Santa Chiara terrorizzando le suore; presto raccoltesi sul posto, le squadre messinesi fronteggiarono con decisione i regi e li respinse­ro. A seguito di questo episodio il cardinale arcivescovo di Messina, monsi­gnor VUladicani, vicino alla causa liberale, scomunicò le truppe borboniche per la violazione dei luoghi sacri.(>0>
Quando i poteri pubblici del Comitato di pubblica sicurezza o Comi­tato generale di Messina furono razionalizzati ulteriormente è assunsero forma di governo (7 febbraio), Messina si andò trasformando in officina militare per approntare la difesa in una guerra di logoramento, in cui
'} G. RÀYNONDO-GRANATA> Rosa Donato la cannoniera messinese del 1848, Palermo, starap. Barcellona, 1863; F. GUAROJONE, Antonio hàn~étta e Rosa Donato netta rivolutone del 1847 in Messina (lóti (arieggi e documenti inediti), Palermo'Torino, 1893, p. 19; M. A. JBOTTARI, La commemoratone del 50. anniversario del 29 gennaio 48, in // Pensiero dì Messina, 29 gennaio 1898; L. TOMHtfCCl, Messina nel Risorgimento cit.,, pp. Ili -124.
W Co/legione officiale degli atti del Comitato Centrato di Sicilia nell'anno 1848, Palermo stamperìa e libreria di Antonio Muratori, tipografo del Ministero della Giustizia, 1848, p. 250; MjsMoric della rivoluzione skìlimia dell'anno MDCCCXLVtìì eli
-". E GUARDJONK, Antonio Lancetta cit,, pp. 19-20; L,: TOMKUCCi, Messina nel Riso* gìmtnto cit, pp. .125.43.5,