Rassegna storica del Risorgimento

BERTINORO ; AURELIO SAFFI ; ONORANZE
anno <2002>   pagina <86>
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86 Sergio Tomhari
pittoresco monte, non potemmo godere lo stupendo panorama che si gode quando il sole splende pei nostri vaghi piani tesino all'Adriaco mare. Nondimeno la festa, e per concorso di gente e per le degne onoranze, riusci memorabile.
Verso le sette del mattino partivamo a piedi da Forlì alla volta di Bertinoro, preceduti dalla brava fanfara dei Pompieri e dai rispettivi vessilli, circa cento fra soci del nostro Circolo Mazzini e giovinetti appartenenti alla società 1 figli della Giovane Italia', e ingrossati strada facendo dai sodalizi repubblicani che mano a mano incon­travano, giungevano alla mèta verso le undici. Alle undici formavasi il corteo: precedevano i gonfaloni dei municipìi di Bertinoro, di Forlì, di Forlimpopoli e di Meldola; seguivano i deputati della Provincia Fratti, Ferrari, Fortis e ventuno bandie­re di società repubblicane, operaie e di reduci con diverse fanfare e bande. Il corteo, percorrendo le strade principali al suono degli inni di Mameli, di Garibaldi e della Marsigliese, si fermava al Municipio, e nella sala maggiore, ove doveasi scoprire il ricordo marmoreo, prendevano posto le autorità provinciali e comunali, parecchie egregie signore, le rappresentanze dei sodalizi e quanti potevano entrarvi.
Il ff. di sindaco, il signor Sesto Amadori, dopo aver spieto con brevi e belle parole i sentimenti che movevano il Municipio all'inaugurazione patriottica, recava il saluto agli intervenuti. Cade la tela che copre il ricordo del Glorioso Triumviro: il momento è solenne; una lunga fragorosa acclamazione echeggia per l'ampia sala; gli animi sono commossi: si vede, specialmente tra le signore, qualche ciglio inumidito e qualche lacrima bagnare i visi.
In mezzo a un silenzio religioso incomincia a parlare l'egregio nostro fratello di fede Antonio Fratti, e il suo dire è così elevato, così sereno, che vorremmo qui per intero riprodurlo, se non ce lo vietasse lo spazio. È giocoforza dunque conten­tarci dei passi principali: 'Degni davvero disse sono tanti onori e applausi al suo nome, ma se egli, sì alieno dal rumore che spesso intorno a lui saliva, potesse per nostra somma ventura esser qui a vedere la propria effìgie scolpita nel marmo, forse ci farebbe rimprovero, ma poi udendo nomi di persone care e mirando volti ben noti e qualche lagrima scorrere per le gote, ci perdonerebbe. Egli era fatto così: la grande sua bontà spegneva subito l'ira...
La Romagna, che tanto lo conobbe; dinanzi a voi che tanto lo amaste non ar­dirò io descrivere anche rapidamente la sua grande vita. Cento e cento scrittori già dissero di lui... Il biografo degno verrà. E narrerà azioni grandi e aneddoti modesti, narrerà sacrifici, eroismi, dolori, e intimi affetti intensi e puri, e dolci sogni come d'ingenua vergine, narrerà un'intera vita irraggiata dalla virtù, senza un'ombra sola, da una virtù semplice e pudica, che si nascondeva nell'ora della lode e del plauso, non mai nell'ora del dovere.
Descriverà codesto bel vecchio, semplice di modi, d'animo schietto, rifuggente dal fasto, tutto cortesia, tutto bontà, che perdonava anche a' fierissimì nemici, la cui parola era di pace fra le stolte e tristi discordie civili, la cui parola oggi, oggi spe­cialmente dovrebbe risuonar qui in Romagna, su tutti i partiti, contro i pochi che questa nostra amata terra contristano e contaminano; descriverà codesto savio, codesto santo che vibrava dallo sdegnoso animo parole fulminee di protesta contro i delitti di malvagi o d'inconsci, come contro gli arbitri e le violenze di stromenti perfidi a servizio di cattivi governi, contro i quali egli bandiva iJ giusto concetto