Rassegna storica del Risorgimento

BERTINORO ; AURELIO SAFFI ; ONORANZE
anno <2002>   pagina <87>
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Berti il oro e la morte dì A, Saffi 87
della repubblica ideale, nascente dalla storia, sorella della civiltà, presentito dall'intuito popolare, e che ambisce man mano alle persuasioni della maggioranza. (Applausi vivissimi)...
Egli già poeta, egli già dell'antica scuola letteraria che onorava la Romagna e che tramontò (iniziavano que' grandi scrittori il riscattò patrio mercé il culto della lingua), egli innamorato della nostra storia, egli innamorato de' poeti e degli eroi, ebbe puro, fine, terso lo stile come l'animo, e quella giusta proporzione ch'è la stessa bellezza.
Nelle nostre terre è la potente audacia, è la fede gagliarda. Giusti sono i sen­timenti contro tanto vile abbandono dei poveri. Ma l'arte non si diserti; ma la fierezza non semini odii soltanto. Il tribuno sia cavaliere nel senso bello e vero della parola. L'eroe sia poeta. Da Platone in poi la vera politica fu sempre armonicamente bella. Ella è orrenda o tediosa, se non la tempra l'arte; com'è arìdo il dovere, se non gli sorride l'amore. (Acclamazioni prolungate)...
Sulla tomba dell'Abate di Saint-Pierre dell'uomo che nel 1713 imaginò la gran Dieta Europea per la pace perpetua fu inciso questo epitaffio: Eg/i amò grandemente. Così si potrebbe dire di Lui. Era l'idealità incarnata. La sua voce pareva una musica d'amore echeggiante in modo soave nel cuor della notte. Tutta una gentilezza, una bontà squisita, e ben lo può dire chi più lo avvicinò'.
L'oratore parla quindi de' suoi ideali repubblicani, del suo amore per le pro­vince schiave, e per tutti i popoli oppressi, quando augurava la fine dei lunghi errori e delitti delle guerre fraterne, e come aquila non conosceva confini, dall'alto mirando con l'acutissimo sguardo fra nazione e nazione, o quando faceva guerra alla servile politica che adulterò e adultera il carattere della nostra rivoluzione, o quando parlava di Roma con amor grande e vedeva che il governo era divenuto una faccenda comune, e la giustizia un'appendice della politica, o quando, fidando del popolo, lo richiamava alle sue tradizioni immortali.
*Lo dissero mite e tollerante troppo. Era uomo d'altra età e d'altri costumi. Ponete insieme il pensiero classico, lo sdegno per le sciagure e iniquità sociali temprato dal senno di chi sa la storia e rattiene la fantasia; aggiungete il colorito di un artista, e tutto temprato da un animo insieme soave e gagliardo, e avrete lui. (Applausi).
Altissima idealità incarnata. E lui che segnò sempre una linea retta, senza u-scirne mai, lui che tutti amò e guardò sempre in alto, lui fratello cadetto di Mazzini, lui che dietro a sé lasciava una striscia di luce e simpatia e amore inenarrabile, ci ha lasciati soli come in mesta landa. I cieli dovrebbero rapir ben tardi simili grandi uomini che la terra ne ha assai più di bisogno.
E lo cerchiamo, e lo chiamiamo come sicura e fedele guida. Vi sono molti in­certi fra noi. Ve chi dice: a che l'ignoto? Ma v'è chi vuole andare, innanzi, chi ha sete di meglio, chi cerca i pericoli, chi guarda ansioso allo spazio e al cielo, chi aspetta e vuole la giustizia vera per tutti. Cosi lui, cosi noi. Noi che lo seguimmo, noi che seguirlo dobbiamo, come pellegrini della religione del dovere, come viaggia­tori verso plaghe alte e lontane, noi vecchi o giovani, procederemo, col lutto, e colla speranza nell'anima, levato gli occhi in alto, in compagnia della sua dolce imagine, 'Maestro* della tua memoria santa*. (Applausi vivissimi salutano l'oratore).