Rassegna storica del Risorgimento
1866 ; TRENTINO
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1922
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234 F. Scvrdagna
in epoca più o meno vicina, non dovrebbe formare questa cessione l'oggetto di un protocollo segreto che ne preveda e ne regoli l'eventualità, stabilendone fin d'ora i compensi, tra i quali è prevedibile il caso di una cooperazione per un dato intento della politica imperiale?
E il generale La ÌVIarmora rispondeva:
Credo anch'io conveniente un trattato speciale e segreto per facilitare successivamente la cessione al regno; d'Italia di ' quella parte del territorio Tirolese che trovasi <i qua dalle Alpi, e che comunque gli abitanti sieno Italiani è compresa nella Confederazione germanica .
La lettera che il generale La Mormora consegnò al conte, è in data 9 ottobre 1865:
Caro Conte Avendomi voi fatto sperare che S. IL I. R, TImperatore d'Austria nel nobile scopo di ottenere una concia liazione coli'Italia, possa indursi a fare il generoso sacrifizio dei suoi possessi italiani, siete incaricato di aprire" a questo fine trattative col governo di Vienna, che ad ogni -modo non potranno prorogarsi oltre il primo del prossimo novembre. Tei conoscete abbastanza i sentimenti conciliativi che animano S. HiL. il Ee e il suo Governo, e non mancherete di farli Valere per stabilire quelle basi che sole possono raggiungere un perfetto accordo tra i due Stati, e spegnere per sempre ogni rivalità. Gradite, signor Conte, i sensi della molta mia stima e considerazione .
Se realmente il generale La Marmora meditasse da tempo xtn tentativo come quello che affidava al Conte, se, cioè, come egli scrisse deciso di fare una proposta all'Austria per la cessione della Venezia, ci aàtnaneva solo a decidersi (sic) a chi affidarla ; o se fu l'offerta spontanea del conte JMCalagUzzi-Va-leri che gli fece giudicare conveniente di darvi corso, senza tuttavia avere soverchia fiducia nella sua buona riuscita, oggi non è facile stabilire; ma si è piuttosto indotti a ritenere vera la seconda ipotesi. Per quanto possano avere valore le ragioni addotte dal La Marmora a spiegare il fatto di non aver pofjìjo impartire al conte né credenziali, né istruzioni personali,, è sempre lecito trovare strano che un fesidente del consiglio e Ministro degli esteri, nell'affidare ad un privato cittadino una delicatissima missione, non.astenga necessario, o per lo meno opportuno, fissargli i limiti nei quali dovrà contenersi e gli scopi