Rassegna storica del Risorgimento
1866 ; TRENTINO
anno
<
1922
>
pagina
<
238
>
28.8 F. Sardagna
*
Glie l'Italia, per completare la propria indipendenza, dovesse e potesse sfruttare l'antagonismo, che gradatamente andava intensificandosi fra Austria e Prussia, lo aveva già intuito il conte di Cavour; 1 cfòi sa in quale modo magistrale egli avrebbe sa* putp sfruttare quella nuova arma che si presentava all'Italia. Si deve ricordare però che una delle ragioni che spingevano il conte di Cavour a rivolgere la sua attenzione verso la Prussia, stava nella persuasione sua che oramai all'Italia convenisse cercare di non avere più assoluto bisogno della Francia, di rinunciare, per così dire, alla sua protezione; i suoi successori, o non apprezzarono abbastanza questo concetto, o non seppero attenervisi, e continuarono invece a considerare indispensabile la benevole assistenza dell'Imperatore dei francesi; né il generale La Marmora si discostò da tale modo di vedere. E necessario tuttavia tenere conto del fatto che quell'Imperatore era, e sopratutto era ritenuto arbitro delle sortì di Europa.
La lotta fra Prussia ed Austria prese forma concreta con la comparsa del conte di Bismarck; il 30 settembre del 1862, sei giorni dopo ch'egli era salito al potere, chiudeva un fiero discorso, tenuto ad una Commissione della Camera, con queste parole: non è a forza dì discorsi parlamentari e di voti di maggioranza, ma bensì di sangue e di ferro, che si risolveranno le grosse questioni dei tempi (1). Ed in seguito sempre più si fece evidente ch'egli si dimostrava deciso ad affrontare anche una guerra, pur di raggiungere lo scopo di scacciare l'Austria dalla Germania; ma era pure noto come in Prussia, re, principi, esercito, popolo, tutti fossero contrari non soltanto all'idea di una guerra contro l'Austria, che consideravano fratricida, ma contrai! persino ad una politica di lotta aperta con quella potenza considerata come la vera rappresentante e la vera protettrice di tutti i popoli tedeschi. Chiunque perciò aveva il diritto di mettere fortemente in dubbio che il conte di Bismarck, del quale ancora non si conosceva la forza, riuscisse a vincere l'opposizione che doveva incontrare, ed incontrò infatti, nella stessa Prussia; ed a chiunque era lecito ritenere ch'egli dovesse
(1) Lettere e Doc. BicasoU, Prefazione al Tol. VUI, p. XIV.