Rassegna storica del Risorgimento

1866 ; TRENTINO
anno <1922>   pagina <252>
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Ma questa, che sarebbe l'ipotesi meno sfavorevole pel La Mar-mora e che, sotto altra forma, è una delle ipotesi già for­mulate dal Nigra resta scossa dal fatto che il General non ha niente affatto rinunciato a insistere sulla inclusione del Tren­tino nel trattato di alleanza, dopo la prima ed ultima, e perciò unica! risposta del conte di Bismarek; infatti nel suo dispaccio al Barrai del 3 aprile, che rapprefèMa le direttive date ai suoi plenipotenziari peà la conclusione del trattato, egli diceva che scopo dell'alleanza doveva essere di ottenere la cessione ;aì Begno dei territori italiani soggetti all'Austria ed è noto che con quelP espressione egli intendeva aìl udore notì sóitmjljòì ai Ye-1 netojima anche al Tirolo italiaipi 11 fatto è, chej determinare quale sia stato l'ultimo pensiero del generale La Marmora, du­rante tutte quelle trattative che condussero all'alleanza con la Prussia, non è facile, nonostante la grande quantità di docu­menti, che in proporlo sono stati pubblicati, e il molto che in proposito è stato scritto.
Perchè il generale La Marmora abbia aÉ tanta fretta di coneludere l'alleanza e di avere in mano il trattato, non è fa­cile capire. Come si è visto, non erano passati neanche quattri giorni da quello in cui aveva ricevuto il progetto di trattato, e già egli inviava ai suoi negoziatóri jferJmo la sua adesione e i pieni poteri. Ohe egli aVéfsf inetta di concludere appariva già dal suo telegramma dei 28 marzo al Barrai col quale lo avvisava di avere bisogno di due o tre giorni per mandare una risposta categorica e i pieni poteri, e riteneva persino necessario di tro­vare un pretesto p;er iscusarsi di non poterlo fare immediata­mente; quasi che non fosse ragione sufficiente la necessità di prendere in attento esame il progetto inviato dal Bismarek. È bensì vero ch'egli non fece ai suoi plenipotenziari nessuna sol­lecitazione, né pose limite alcuno alla durata dei negoziati, per conseguenza i pieni potenziar! potevano ritenersi autorizzati a prolungarli per quanto tempo avessero ritenuto opportuno; ma è altrettanto vero che l'insieme di tutti quei telegrammi, e il fatto stesso che affare tanto importante veniva trattato per mezzo di stringati telegrammi, li doveva portare a persuaderli che il La Marmora avesse fretta di concludere.
Narra il generale (Covone, in una Memoria incompleta tro­vata tra le sue cartej ehe nò egli stesso, ìiS conte di Barrai, né il colonnello Driquet seppero darsi ragione della precipita-