Rassegna storica del Risorgimento

1866 ; TRENTINO
anno <1922>   pagina <254>
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254 F- Bardagna
apportarvi modificazioni? Il Ministro degli esteri aveva già te­legrafato al Barrai, il 28 maroso, dopo af ere preso in esame il progetto di trattato del Bismarck, che la sua impressione era buona e che era d'accordo in principio; una sola eccezione aveva fatto sulla durata del trattato, e un solo desiderio aveva mani­festato: l'inclusione della cessione del Trentino. Circa alla du­rata, non avendone più fatto cenno, era logico arguire che si èra deciso ad accettarla; circa al Trentino, sappiamo già come non ne abbia più fatto argomento di discussione, e neanche di semplice scambio di idee. I negoziatori italiani a Berlino, per­tanto, per quanto riguarda la questione del Trentino, vennero a trovarsi di fronte a tre difficoltà: l'impreparazione a trattarla la mancanza di direttive o istruzioni chiare e positive; la man­canza di nozioni geografiche precise sul territorio che si inten­deva di richiedere. Sull'impreparazione credo inutile insistere: nessun documento ci dice, e credo non ce lo dirà mai, quale esclamazione di sorpresa abbia fatto il conte di Barrai nel ri­cevere il telegramma del generale La Mormora del 28 marzo, col quale, all'impensata, gli veniva data da trattare una que­stione così seria com'era quella dell'inclusione nel trattato della cessione del Trentino, della quale probabilmente egli non se ne era mai occupato. Il conte di Barrai se la cavò in modo al­quanto sbrigativo: ricevette il telegramma nel pomeriggio del giorno 28, e alle ore 18 del 30 spediva già la risposta avuta dal Bismarck; e la spediva tale e quale, asciutta, senza commenti, senza accenno alle ragioni da lui esposte in appoggio alla do­manda, senza accenno ad ulteriori pratiche, ch'egli si proponesse di tentare; e ciò quantunque il Ministro degli esteri gli avesse detto che quell'inclusione la riteneva necessak* La mancanza di istruzioni e di direttive fu tale da indurre i due plenipoten­ziari a pensare CB, in fin dei conti, il generale La Marmora a quella benedetta inclusione del Trentino nel trattato di alleanza ci tenesse fino a un certo punto, e che intendesse rinunziarvi rimettendosi alle sorti della guerra. Se questa era fortunata, la punta della nostra spada avrebbe tracciata il nostro giusto confine . Così scriveva nei suoi appunti il generale Govone (1). Circa alla mancanza di nozioni geografiche precise, senza le quali era impossibile definire in un trattato il territorio al quale
(1) 0, GOYONB, 0p. e, p. 186.