Rassegna storica del Risorgimento
1866 ; TRENTINO
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1922
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Perchè non abbiamo avuto il Trentino net 1866 268
fosse rivolta la guerra, serva il fatto che neanche quando si sta per entrare in campagna, quando è lecito lasciare libero corso al sentimento ed avere meno riguardi per le esigenze diplomatiche, nessuno fa allusione al Trentino.
H 20 giugno il generale La Marmora, nella sua qualità di capo di stato maggiore, spedisce all'Arciduca Alberto la dichiarazione di guerra, da lui stesso firmata, "e vi dice: L'Austria
tenendo ancora schiava una delle più nobili nostre provincie,
trasformata in un campo trincerato, di là minaccia la nostra esistenza e rende impossibile il nostro svolgimento politico interno ed esterno . E dello stesso giorno il proclama del re agli Italiani, nel quale è detto: una delle più nobili e illustri regioni della penisola, che il voto delle popolazioni aveva riunito alla nostra corona, che un' eroica resistenza e una continua e non meno eroica protesta contro il restaurato dominio straniero éì rendeva particolarmente cara sjàera,. rimase in balla dell' Austria,.... Aspettando che si maturasse col tempo l'occasione propizia di ricuperare la. "Venezia e di compiere ed assicurare l'indipendenza d'Italia . E nellordine del giorno diretto alle
truppe il giorno 21: assumo oggi il .comando dell'esercito
per adempire il dovere che a me ed a noi spetta di rendere libero il popolo della Venezia) che da lungo tempo geme sotto il ferreo giogo . Perfino il generale Oialdini, che non era mai stato uomo di governo, né aveva preso parte ad alcuna trattativa diplomatica, e meglio di qualunque altro si trovava in condizione di poter esprimere intiere le aspirazioni dell'esercito e del paese, scriveva nel suo ordine del giorno diretto alle truppe del IV Corpo d'Armata: Altro non cerchiamo fuorché di far libera la misera Venezia) terra non austriaca, ma altamente italiana .
Si potrà osservare che l'invio di Garibaldi col suo corpo di volontari nel Trentino era la più bella affermazione delle nostre aspirazioni; e sia pure, ma resta sempre che il grido forte, schietto, spontaneo, sentito: voghamo anche Trento; quel grido che erompe dall'animo e manifesta i sentimenti a lungo repressi, quel grido non fa mai gettato al vento in faccia al mondo.
L'unico che faccia sapere in modo chiaro quale sia o potrebbe essere lo scopo che l'Italia vuol raggiungere con la guerra, è il nostro nemico, l'Arciduca Alberto. Egli scriveva nel suo ordine del giorno alle truppe: *..... di nuovo il rapace vicino stende la mano a questo bel gioiello della corona del nostro Monarca,