Rassegna storica del Risorgimento

1866 ; TRENTINO
anno <1922>   pagina <286>
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F. Sardagna
Trentino e nella Contea di Gorizia; ciò, oltre al rappresentare il riconoscimento da parte dell'Austria dei nostri ultimi successi militari, ei avrebbe dato forza per pretendere, durante le trat­tative di pace, il Trentino e la frontiera dell'Isonzo, fruttando il significato estensivo che si poteva dare all'espressione la Ve­nezia contenuta nelle condizioni presentate dall'imperatore Na­poleone come base di quelle trattative;*
Il 29 luglio fu tenuto a Ferrara un Consiglio, presieduto dal Be, al quale prèsero 'parte Bicasoli, i ministri della guerra e dèlia marina, i generali La Marmerà e Oialdini. Non era pre­sente il ministro degli esteri. Visconti-onesta. IL momento era ben grave, molto più: gave di quanto non lo fosse il 14 luglio; alle ragioni di preoccupazione, ène già esistevano allora, si ag­giungevano l'insuccesso di Lissa e l'abbandono della Prussia. Si trattava ora di fissare una linea di condotta precisa e decisa sia nel campo militare, che nel campo politico: fu stabilito che, in quanto all'accettazione dell'armistizio, si dovesse attenersi alle condizioni presentate dall'imperatore Napoleone* e sopra­tutto "di non transigere sulla clausola dell'ttff possidetis militare. Si riteneva di potere senza dubbio contare sull'appoggio dell'im­peratore Napoleone. Fu discussa la questione del contegno che avrebbe dovuto tenere l'Italia, qualora l'Austria avesse respinte quelle condizioni, e, specialmente, avesse rifiutato di ammettere Vuti possidetis militare: il Re, Bicasoli e Qiald'ini furono del pa­rere che l'Italia avrebbe dovuto continuare la guerra anche da sola e di questo parere era pure il generale Garibaldi fi ge­nerale La Marmora Fu di parere contrario; che cosa ne pensas­sero i ministri della guerra e della marina non risulta.
Se le decisioni prese in Consiglio sieno state sancite, sotto una forma qualsiasi, in deliberazione di carattere ufficiale e impegnativo, neanche risulta; ciò che è certo si è che, né im­mediatamente, né piti tardi, all'infuori della creazione di un corpo di riserva di tre divisioni, ,0> stabilita nel Consiglio del 14 luglio, non venwi premi nessuna seria Misura di carattere militare per mettersi hi condizione dì potere riprendere con van­taggio la guerra: mentre la situazione strategica e logistica del nostro esercito era infelicissima, e mentre sarebbe stato neces­sario fare affluire dall'interno nuove forze e nuovi mezzi di ogni genere. Una sola decisione positiva fu presa; ma errata e dan­nosa: quella di concludere con l'esercito nemico, a datare dal