Rassegna storica del Risorgimento

1866 ; TRENTINO
anno <1922>   pagina <296>
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298 .F. Sardagna
nevate Cialdini, il quale, scriveva che .Ricasoli stava troppo nelle nuvole ; e il generale La Mormora, il quale pure scriveva: che Bieasoli sì mostrava più preoccupato della sua posizione ' popolarità che penetrato della nostra vera situazione * (1).
Ma, per essere equi e porre il pubblico in caso di giudicare senza passione di parte, è necessario citare anche questi altri pareri: Giuseppe Massari il 13 agosto scriveva al Uicasoli: ..... ti ho sempre seguito con i voti e con gli augurii, ed oggi sento il debito, come amico e come cittadino di renderti l'omaggio che ti è dovuto e ringraziarti pei* tutto quanto hai fatto per la causa nazionale . H de Launay, ministro d'Italia a Pietroburgo, il 15 agosto scriveva anch'esso al Bicasoli: Je vous accom­pagno de coeur et d'àme. Je suis rougé de douleur de voir que vos efforts n'aient pas été mieux secondés par le sort de nos armes. Vous avez eu cependant l'occasion de deployer votre fermeté de caraclère; entre autres en respoussant tout d'abord une cession captieuse de la Véhétie. Oette attitude a produit ici le meilleur effet. Le prince Gortchacow m'a temoigné combien votre eonduite augmentait encore la sympathie qu'il vous porte, et ses regrets de ne pas vous connattce personellement . Domenico Panta-leoni gli scriveva da Macerata il 17 luglio: Il Tirolo italiano è a noi più necessario di Venezia stessa. Esso è il ponte, del quale la testa fortificata è Verona, e la via per la quale, passa­rono le più forti invasioni nordiche; uè potremo avere pace si­cura finché il Trentino non sia nostro. Anziché restare adunque in armi dopo la pace o dover combattere un'altra guerra più tardi, meglio continuare quella chi sotto auspici si felici fac­ciamo ora. L'Italia non può quindi che plaudire alla maschia risoluzione da lei presa, ed attenderne con pazienza il risultato . Salvatore Pes di Villamarina gli scriveva da Milano il 3 agosto: Ella non ha d'uopo dei miei elogi. Mi permetta solo dirle, colla franchezza che è nel mio carattere, come da molti anni che servo la patria, sia questa la prima volta, dopo la morte del conte di Cavour, che sento risonare alle orecchie* offìeial-mente, un linguaggio degno d'Italia e di un Ministro ita­
ti) LeU. e ciac. Bicasolk VEH; p. 98. PtisraoSttvViv. Il fflfy Milana Ttoves, 1917, p. 98 e 273,