Rassegna storica del Risorgimento

1866 ; TRENTINO
anno <1922>   pagina <302>
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302 Sardagm
cipe di Garignano, nominato luogotenente del Re, e die il Nigra-, scrivendo al Ricasoli, definiva un sunto dei negoziati che pas­sarono per le mie mani e che* prepararono la situazione pre­sente * (l). È una Relazione ordinata e completa, e la sua let­tura serve non soltanto a far ben conoscere come sieno andate le cose, ma anche a correggere non poche inesattezze di fatto e di apprezzamento nelle quali cascarono e cascano non pochi di coloro che di*quelle cose si occuparono e si occupano. Quando siasi attentamente letta quella Belazione sì rileva che essa non contiene neanche il più piccolo accenno alla questione del Tren­tino; il che significa che fra i negoziati che passarono per le mani del rappresentante d'Italia a Parigi e prepararono la si­tuazione quale era alla vigilia della nostra entrata in guerra, per le mani di quel rappresentante d'Italia che stava presso l'impe­ratore Napoleone, ad ogni occasione invocato come amico o come consigliere,- e che era con lui in ottime relazioni, non ve ne fu uno, uno solo, neanche d'importanza secondaria, che riguardasse il Trentino.
È utile conoscere l'ultima parte della lettera che il Nigra dirigeva al barone Bicasoli; essa ha un interesse particolare per­chè non solo dimostra come in Francia non si nominasse che il Veneto, e soltanto di una questione del Veneto si fosse a conoscenza; ma mette pure in evidenza quale fosse la visione che in Francia si aveva del risultato della prossima guerra; ve- j sione sulla quale l'imperatore Napoleone basò tutta la sua po­litica. Quel brano di lettera mette ancora in evidenza che il Nigra vedeva ben chiaro come la guerra avrebbe dovuto essere condotta da patte dell'Italia, e quanto grandi fossero per l'Italia l'obbligo e la necessità di sfrattare col massimo ardore, con la massima energia la favorevolissima occasione che si presentava. L'opinione pubblica in Francia scriveva il Nigra antici­pando sugli eventi, pregiudica fin d'ora il risultato della guerra, che dovrebbe essere la cessione della Venezia all'Italia e la conquista della Slesia fatta dall'Austria. Queste previsioni sono accolte anche dagli uomini che compongono il cosidetto mondo ufficiate e sono ammesse nei saloni delle Tuileries. Se per av­ventura l'Austria fosse vittoriosa in Germania, non stupirei che si facesse la luminaria a > Parigi. A Dio non piaccia che l'Au­
gi) Leti, e (ìoo, Bicasoli, VTI1, p. 7-18.