Rassegna storica del Risorgimento
1866 ; TRENTINO
anno
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1922
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pagina
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304
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304 jp1. Sardagm
tato segreto avrebbe compreso anche quel territorio, e nelle condizioni per la pace ne lo avrebbe compreso del pari, B tutto autorizza a credere ohe l'Austria avrebbe finito con l'accettare anche quella condizione. Ma poiché il ministro degli esteri del Regno d'Italia mostrò col suo contegno di non dare, in fin dei conti, soverchia importanza al Tiralo italiano, non vi era ragione che gliene desse una più grande l'imperatore Napoleone.
L'Imperatore intervenne a far cessare la guerra proprio quando a noi piìr importava di proseguirla, e questo ci fu dannoso; ciò è vero. Ma se noi ci eravamo lasciati vìncere a Ou-stoza. e dopo quella disgraziata abbaruffata, fatta apparire come una grande sconfìtta, eravamo rimasti inerti, non era colpa sua; di fronte all'inattesa piega che la guerra aveva presa in Boemia all' Imperatore non rimanevano, per tutelare gì' interessi della Francia e il proprio prestigio che due soluzioni: o imporre la pace, o intervenire militarmente contro la Prussia e, per conseguenza, anche contro l'Italia sua alleata. Del resto, l'imperatore Napoleone, lasciò che la guerra continuasse ancora per venti giorni, e continuasse, in Italia, in un territorio oramai suo; non è colpa sua se in quei venti giorni noi non siamo riusciti ad occupare Trento. Ohe noi non potessimo continuare la guerra da soli, è tesi militarmente discutibile; che noi dal 5 al 25 luglio non potessimo occupare il Trentino, è tesi insostenibile.
Lasciamo dunque in pace il conte di Bismarck e l'imperatore Napoleone, poiché la verità, dolorosissima verità, è questa! che il Trentino nel 1866 non lo abbiamo avuto per causa degli errori politici e militari che noi abbiamo commesso. Anziché francamente riconoscerli, e dignitosamente nasconder nella tomba la vergogna e il danno , come scriveva Costantino Nigra, ci siamo dati ad un romoroso paleggiamento di responsabilità e ad un poco virile piagnisteo contro il malvolere altrui. Non per nulla ho accennato ad analogie fra gli avvenimenti del 1866 e
quelli recentissimi.
Del resto perchè non ammettere gli errori, e perchè non ammetterli, anzi, con un senso di fierezza? Un'opera tanto colossale e magnifica, come fu quella del Risorgimento d'Italia, non potevasi compiere senza commettere errori, e lo ammetterli ingrandisce la magnificenza dell'opera. Ciò dimostra cne neanche j più gravi errori degli uomini possono impedire ohe un'idea