Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; GUERRA 1848-1849 ; GENOVA
anno <1922>   pagina <369>
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sangue per la, sua smania di salire anche a detrimento della aerosa del son-thnento nazionale, lo bizzarie dell'ingegno potente di Guglielmo Libri, l'ospi­talità signorile degli Aroonati; quella vita insomma pittoresca e di pettego* lezzo olle tra connazionali così diversi sebbene nnitì nella stossa terra d'esilio non poteva mancare. Ma in quella rade scuola i confronti tra gli ingegni non potevano mancate, e gl'Italiani non si mostrarono pavidi di misurarsi alla pari con i loro ospiti fossero pure il Lammenais, il Cousiu, il Quetelet, il Ravais-son, il Jouffroy, il Villemain, il Mìgnet, il ThierSj il Quinet i capiscuola in­somma dei filosofi e dei politici francesi. E son figure rivelateci iti episodi umoristici e scherzosi, in atteggiamenti singolari, fuori dalla gravità che in­veste comunemente i loro nomi. Regole sociali, norme cavalleresche, nostalgia, ricerca e scambio di libri, bisogno di sempre più numerose e degne conoscenze e di adesioni alle proprie idee e desiderio di rompere le lontananze per giun­gere con il merito e il fascino della fama laggiù, oltre la barriera delle bianche Alpi, ai propri compatrioti memori e immemori, mentre giunge talora o una visita lieta e inaspettata o l'annunzio di un lutto doloroso, o l'apparire dì albori di libertà: tutto ciò.ferve nell'epistolario dei nostri esuli; e le passioni più violente si colorano spesso di un senso vivo di bontà indiscussa e di pro­fonda umanità.
Non è soltanto l'ampliarsi delle conoscenze e la propaganda ohe della fama e delle idee del Gioberti che stringe il Massari al solitario dell'Istituto Gaggia a Bruxelles: a poco a poco il Massari passa dalla vita dello studio e dei salotti alla vita del giornalismo, e il suo primo scritto e un articolo gio-bertiano sul Progresso di Napoli. L'aaicolo dopo lunghe traversie giunge in porto, non senza numerosi e madornali errori di stampa: e allora con le lodi e la gratitudine del filosofo torinese piovono sul Massari le critiche dei mazziniani e dei neo-hegeliani fiorenti a Napoli. Lo si acousa senz'altro di pappagallo di Gioberti, di papalino. 11 qual epiteto Gioberti si appropria, pro­mettendo un'operetta sul papa, la quale nell'elaborazione e nell'amplificazione solite al pensiero giobertiano si trasforma né più né meno ohe ne H primato. Ebbe dunque parte l'esordio giornalistico massariano, oltre al naturale svol­gimento del pensiero del Gioberti e alla lettura delle Speranse degli Italiani edite testé dal Colombo, neU'occasionaro la splendida opera che fece fremere e palpitate tariti cuori, couducendoli alla prima prova nazionale armata contro l'Austria t:
Certamente il Massari iu uno dei più attivi sollecitatori di nuove opere del genio giobertiano, come fu da principio tra coloro che sconsigliarono il filosofo torinese dal lasciarsi avvolgere nelle irruenti polemiche che solcarono di fuoco l'operosità dei Gioberti, dalle Considerazioni sul Cousin all'Ultima replica ai municipali Talora anche il Massari parve accettare le ragioni o giustificazioni del Gioberti sulla necessità di una difesa virile e violenta, quando nella lotta emergessero elementi non ben chiariti nelle opere ohe avevano offerto il fianco a critiche avversarie o quando il contrasto delle idee