Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; GUERRA 1848-1849 ; GENOVA
anno <1922>   pagina <370>
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fa arcióne facesse echeggiar vivamente all'unlssono le duo anime, come quando si trattò di Giuseppe Ferrati e più ancora dì G. Mazzini e della Giovano Italia' all'indomani dell' eccidio dei fratelli Bandiera.
Ed è doveroso a questo punto far rilevate ohe, contrariamene a quanto ritennero taluni non escluso lo stesso editore dell'attuale carteggio, l'episto­lario massariano è tutt'altro ohe privo di personalità e non è soltanto un ot­timo commento all'epistolario giobettiano. I due epistolari seguono direttivo proprie, com'eran diverso le condizioni morali o materiali di chi scrìveva, vòlto l'uno a studi Usici e naturalistici, l'altro a speculazioni eminentemente filo­sofiche, e quindi più atto l'uno a percepire un più immediato senso di realta, più facile T altro alle grandi e affascinanti astrazioni. Non farà quindi mara­viglia sentire opporre, fin dal 1841, da patte del giovane moderato Massari, allrutopia federale giobettiana l'unità politica e nazionale d'Italia.
Ma se l'opinione del Gioberti rimase la stesso, mentre dalla pubblicazione successiva delle di luì opere il Massari traeva nuova ragione per confermarsi nella fede unitaria, l'epistolario massariano provocava dal Gioberti utili com­plementi alla teoria dello spazio e del tempo, alla teoria dei simili in Leibniz e Spinoza, e chiari mentì di pensiero politico là dove era dubbio il sentimento gióbettiano verso la Francia: egli come neoguelfo era contrario alle influenze morali di quella nazione ma favorevolissimo a un'alleanza politica "Notevolis­sima e tale da ravvicinarsi a corte lettere del carteggio Gioberti-Pinellij-ove il Gioberti prevedeva l'impresa dei mille e l'alleanza franco-piemontese mediante la cessione della Savoia, "è la lettera, di Gioberti circa l'alleanza con l'Austria o con la Francia, animata da un fotte pensiero politico sì da potersi leggere tuttora a proposito della situazione d'Italia allo scoppio del tremendo conflitto (16 maggio 1850 - pp. 449-453); e non meno utile è la lettera del 9 luglio 1851 (p. 481) ove il Gioberti confessa ohe la seconda patte del suo Rinnovamento riesce, nel suo procedimento induttivo, a dimostrare ohe la repubblica sarà, l'esito moralmente certo del travaglio politico che succede in Europa . Tale dichiarazione esplicita toglie ogni dubbio sugli ultimi sentimenti del Gio­berti.
Come vedesi. l'importanza del nuovo carteggio è straordinaria e il Mas­sari vi figura molto onorevolmente: basta ricordare la sua odissea quando, ai primi del '44, sperò di rivedere il Reame di Napoli e l'Austria gli creò tanti in Lombardia, in Toscana, in Piemonte ed egli dovè invece tornate a Parigi. Pari­menti memori sono i servizi resi dal Massari al Giobetti quando, promulgate le leggi liberali piemontesi, egli potò giovate con la stampa la causa dell'a­mico lontano e contribuire non poco, con il Borohet, a qnel viaggio d'elo­quenza por l'Italia che doveva cementare nella penisola l'unità degli animi ognor più, urgente di fronte al nemico sui campi di battaglia. Nuovi partico-colari ci si svelano sulla mancata nomina del Gioberti all'università di Pisa, su Gioberti e i Gesuiti, sulla società che facilito finanziariamente la pubbli­cazione de l'opera del Gioberti, sull'ondeggiamento degli animi e dei partiti