Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; GUERRA 1848-1849 ; GENOVA
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1922
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riano scritto da Nicola Nisco, un patriota di recente rievocato dallo tesso prof. Quazza (La Capitalo da Torino a Firiimt. Mmvicipàtfmu* e tMvtflcaetone nei giudìzi di Nicola Nisco nel voi. Saggi per Nozze Petit Bon-Negri - Novara, Cattaneo, 1919, pp. 19-46), Ecco la lettera conservata nell'importantissimo archìvio privato Oapitelli-Quazza:
Mìo carissimo, Del bnon Massari accennerò alcune poche cose che credo, ad altri ignote. Nel collegio di Avellino fu mio compagno alla scuola dì filosofia tenuta dall'illustre Luigi Palmieri, ora senatore, il quale insegnava, ed era dei primi in Italia, gli elementi di filosofta e le lesioni di metafisica del Galluppi. n Massari era- entnsiasta sostenitore di quello eclettismo che, accettando quanto nella filosofia francese, scozzese e tedesca v'era di buono, ne formava un sistema da abbracciare tutte le umane cognizioni; io era oppositore, sostenendo l'assoluto idealismo di Hegel, ed il Palmieri, che promoveva le discussioni per rendere acuti gl'ingegni, di questa perenne polemica si dilettava e la secondava.
Uscito io di collegio ed egli da sua casa, essendo suo padre Marino Massari allora ingegnere capo in Avellino, c'incontrammo in Napoli, ed i nostri vincoli di amicizia si strìnsero, e man mano divennero politici. Riuniti con Giuseppe Ruli. Alfonso de Caro ed altri pochi in casa di Gaetano Tri risani, di noi meno giovane, costituivamo la Sezione Napoletana della Vera Giovane Italia, purificata dalla Carboneria mescolatavi dal Muso lino. In queste riunioni il più fervido oratore era il Massari, il quale in nome collettivo scrisse lettere al Mazzini per accennargli gli errori della Giovane Italia riformata e del sistema delle rivolture per ottenere martirii, e per provargli la necessità di ritornare al concetto primitivo dell'unità come unica base della indipendenza e della libertà. Il Mazzini non rispose. Carlo Poerio e Matteo de Ago-stmis ridevano delle nostre impraticabili utopie giovanili, ed il Massari prendeva dei cappelli famosi.
Dopo il '46 il Massari, divenuto entusiasta Giobertìano, si separò da noi che ripetevamo ad ogni suo ragionare il detto di Giambattista Niccolini: dai' sacerdoti libertà non voglio . In agosto del quarantotto, ritornato in Napoli, ci riunimmo tutti i primissimi amici sul concetto dell'unità nella libertà e con la monarchia di Carlo Alberto, a cui già lo Spaventa aveva nel Nazionale innalzato un inno allorché giunse in Napoli la notizia della battaglia di Goito. Ricordo ancora-le parole del Massari ohe cotesta professione di fede era degna degli antichi Romani,:poiché fatta dopo la resa di Milano: è prova, egli disse, ohe noi non disperiamo della patria, come non ne disperarono i Romani quando Annibale era alle porte della città.
Una cordiale stretta di mano dall'amico
25-3-'84 R Nl800'
PÀOLO NEGRI.