Rassegna storica del Risorgimento

CARLO ALBERTO RE DI SARDEGNA
anno <1914>   pagina <720>
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Maria Avetta
verso il giovane principe di Oarlgna.no. In questo stesso anno 1818 incomincia ad apparire nelle lettere di Carlo Alberto qualche consi­derazione più seria, qualche riflessione un po' inquieta sulla sua posizione e sui doveri ch'essa gli prescrive. Già, nella citata let­tera del 30 marzo egli cercava di persuadere a Don Silvano che non si occupava più nel corteggiare le donne : Yous savez que depuis quelque tenips j'ai pris beaucoup de goùt à l'étude et m goùt va toujours en augmentant, de sorte que je n'en aurais pas le temps . Don Silvano avrà naturalmente sorriso di questa giu­stificazione, ma è un fatto che una punta di tristezza appare qua e là nelle lettere del principe, ohe andrà accentuandosi man mano. Sembra che quegli accessi di spleen di cui lamentavasi quel fan­ciullo diciannovenne nel 1817 lo assalgano ora più di frequente, e vi ha nei suoi scritti qualche accento sincero. Ad esempio nella sua lettera al De Sonnaz, dopo una romantica visita fattagli nel 1818 al ritorno da Dresda, nel suo castello di Thonon: ...je dois à le vórité de vous dire que je vons dépeignais en noir, l'antro soir, un intérieur qui, maintenent que je n'ai plus le spleen, iait tout mon bonheur, sì Dieu permet que j'en puisse avoir un peti sur cette terre... Je lis beaucoup, j'étudie, je dessine. ì/ons-qu'on a la malheur d'ètre prince en ce temps surtout, il mut savoir tout, plus que médioorement et apprendre à se suffire- à soi méme, car maintenant le voile est tombe. Les princes sont jugós seve-rement. Heureux encore si l'on se contentait de les juger, mais, la calomnie s'en mèlant, notre é"tat de prince n'est tenable-que pour ceux qui ne le Còmprennent pas, ou pour ceux qui ont assez de force d'àmè pour suivre le sentier de V honneur, à travers tous les désagrémenfcs imaginables. Si POH a quelque déflanc*e de soi, on èst alors bien malheureux.. . Qui il principe rivelava forse senza volerlo, quel sentimento d'incertezza fatale che per -tutta la vita. doveva formare la sua sventura, poiché egli non possedette mai quella sicurezza di sé che avrebbe dovuto dirigerlo nelle sue azioni. Tuttavia ì Sogni che alcuni dei generosi che lo attorniavano face vano per V Italia, che cominciavano a pensare di restituire alla grandezza antica, imprimevano nell'anima del giovane principe la loro traccia, e la facevano palpitare per un concorde sentimento. Onde al suo scudiero Carlo Di Bobìlant egli scriveva nel novem-
I COSTA, Prologm p. 87 e sogg.