Rassegna storica del Risorgimento
QUESTIONE ROMANA
anno
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1914
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pagina
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772
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1 '* GoMwiiiàazionì appunti
Luigi Napoleone, a sua volta, sapeva di tener lo scettro di Francia, a patto di scioglierla dal gretto borghesismo in cui l'aveva piombata l'astuto Luigi Filippo, e ridarle la gloria e la possanza di quarant'anni addietro ; farne, insomma, la prima nazione del mondo e l'arbitra della politica Europea.
Non era dunque il trono francese un letto di rosej e ili Bouaparte vide presto che la buona politica imperiale, pur sorridendo alle masse plebiscitarie, doveva volgere la nave, sia'pure lentamente, verso i partiti a lui avverai per le sue origini e per i suoi precedenti politaci. Mente assolutamente superiore, sebbene gli effetti non corrispondessero alle concezioni di quella per la innata perplessità, si mise, con ai-te finissima, a blandire realisti vecchio regime, orleanisti e clericali j questi ultimi con maggior premura, a fine di lavarsi, in cospetto della cattolicissima Francia, della fama di rivoluzionario mangiapreti, acquistatasi con la sua partecipazione ai moti di Romagna.
Ma se quella era la politica dinastica indicata a consolidare il trono imperiale essa, tuttavia, non aveva soffocato nell'anima dell'imperatore la profonda simpatia per la causa italiana, che rappresentava la poesia dei'giovani anni ; ed; -è in questa intima lotta, fra spinte, generose e freddi calcoli di interesse dinastico, che noi dobbiamo ammirare le veramente preziose qualità, politiche del terzo Bouaparte. È una lotta terribile ch'egli deve sostenere contro la maggioranza della Nazione francese contro gli uomini politici contro gli amici contro la sua stessa famiglia all' infuori del principe Gerolamo. Del parere di Thiers erano troppi in Francia ; e non era solo indifferenza per la redenzione italiana, ma vera e propria ripugnanza.
Ma l'imperatore sa condurre, senza scosse eccessive, una savia politica dinastica, pur non abbandonando quella che sarà la sua impresa. Crimea serve magnificamente al suo programma ; ch'egli va svolgendo ormai con sicurezza, e dal quale non lo distrae nemmeno l'attentato Orsini, Cavour, si è insinuato, con astuzia e tenacia, fra una innumere legione di potentissimi avversari della indipendenza italiana ed il cuore generoso di nn uomo, lipasi solo in Francia ad aver fede nella rissurrezione dell'Italia. Cavour può osarej egli si è impossessato, ormai, della volontà di quel nobile amicò della causa italiana. Plombières è la sicurezza che nessuna arte diplomatica nemmeno quella dei proponenti un nuovo congresso può vulnerare. L'avvenire ài una principessa di Casa Savoia perfeziona l'intesa e cementaJWeanza fra il piccolo stato Sardo ed il potente impero francese.
È la guerra. L'impegno è assùnto in tutta la sua spaventosa responsabilità. Cavour ha vinto. La lotta è stata terribile; e lo sforzo enorme