Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA
anno <1914>   pagina <775>
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suo esercito, e delle finanze della sua nazione), confermava ch'egli era ben deciso ad accarezzare l'Austria, e a non scostarsi dalla via segnatasi a Vìllafranca.
Egli non si sbagliava. La guerra promossa dalla Prussia, ed alla quale aveva dovuto, et pour cause, associarsi l'Austria, onde strappare all'eroica Danimarca i ducati di Lauenburg, Schleswig, e Holstein, aveva rafforzato i sospetti di Napoleone sulle intenzioni della Prussia.
L'insistenza del governo italiano nel volere il ritiro delle truppe francesi da Roma, rispondeva, in un certo ordine di idee, ad un segreto desiderio di Napoleone. Soma si era fatta covo non Bolo di reazionari, ma di vere e proprie bande di briganti alle dipendenze, più o meno pa­lese, dei sovranelli spodestati, e specialmente del Borbone di Napoli, e ritiratesi sotto le ali del Pontefice, in attesa di nuova fortuna.
Napoleone desiderava ed era naturale di sgravarsi le spalle della responsabilità di tutelare la Santa Sede, giacché i tempi si facevano mi­nacciosi j è Senz'altro venne a galla la proposta di un Congresso euro­peo, al quale avrebbero partecipato Vittorio Emanuele e Pio IX, onde regolare la questione romana; ma una ben meditata dichiarazione, del Papa, in cui affermava il suo diritto su tutto il così detto patrimonio di San Pietro, e la studiata esitazione da parte delle potenze fece sfumare il progettato Congresso.
Francia e Italia risolvettero di regolare la questione con una con­venzione, stipulata il 15 settembre 1864.
Farmi era morto; Visconti-Venosta e Nigra, pur degni dell'assunto, dovettero strenuamente lottare con l'accorto belga Drouyn de Louys, so­stituito al Thouvenel. La convenzione proposta dall'astuto ministro, di­plomatico abilissimo, riusciva assai grave per PItalia; specialmente il Protocollo riferenti8i alla imposizione di designare un'altra città che non fosse Roma, a capitale del nuovo regno ; pure per le continue agitazioni in cui era in preda la nazione, per il rifiorire dei partiti estremi, e la necessità assoluta di regoJare la questione di Roma, il governo italiano dovette subirla.
Questa Convenzione di settembre, se ci costò molto dolori e sangue fraterno, ci diede il conforto di ridurre a limiti più modesti la nauseante albagia del governo papale.
È vero : i fatti tragici di Torino sono piaga non peranco rimargi­nata ma là salvezza d'Italia imponeva silenzio al cuore dei patrioti. Anche il lento assottigliarsi delle schiere francesi, per fa* posto al nuovo eser­cito pontificio, (accozzaglia di mercenari), e pel quale la Francia col H? articolo della Convenzione aveva preso due anni, manteneva aperta la via a timori e non calmava gl'impazienti.
La politica dell' Imperatopa vedeva sorgere la minaccia dell'isola-