Rassegna storica del Risorgimento
QUESTIONE ROMANA
anno
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1914
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pagina
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780
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80 CoMimicatsiQivi e appunti
Battazzi, succeduto a Ricusali, riassume lo stesso suo caratteristico atteggiamento dei giorni dì Sarnico ed Aspromonte. I volontari garibaldini andavano ingrossando ai confini dello stato romano ; e già una inutile incursione di un nucleo di essa verso il territorio del Papa, venne opportunamente arrestata a Terni dalle truppe regie. Da Firenze, però, Garibaldi non faceva mistero con chicchessia delle sue intenzioni di tentare un colpo su Benna ; ed il nicchiare del Battazzi coinvolgeva una gl'ave responsabilità del governo in faccia alla Convenzione di Settembre.
H principio del non intervento èra rispettato nelle forme esteriori j ma sintomi non dubbi manifestavano chiaramente che presto ano he la forma esteriore sarebbe stata attaccata.
La missione del generale Pleury a Firenze aveva avuto un successo... di stima ; che, le dichiarazioni di Be Vittorio Emanuele assai cortesi nella forma assicuravano l'Imperatore, e, per riflesso, il Pontefice che il governo italiano avrebbe fatto del suo meglio per mantenere la tranquillità alle frontiere romane, pur non prendendo impegno di sorta per l'avvenire.
Erano, press'* poco, le stesse dichiarazioni fatte alla Camera, nel discorso di inaugurazione della nuova legislatura (15 dicembre 66). Battazzi, forse senza volerlo, condottovi dalla naturale perplessità, si dibatteva in conati di tatto lasciar correre e tutto reprimere} autorizzava sospetti di convivenza del governo italiano in ciò clie si andava preparando alle frontiere romane.
Garibaldi si valeva dei tentennamenti di Rattazziji e dichiarava al popolo con la voce, e con lo stampato che gì'italiani dovevano andare a Bonia senza la Francia, contro la Francia (leggi : contro l'imperatore). Egli, nel suo grande fervore di fede patriottica nulla ricordava dei recenti tranelli del Bisinarck e dava per sicuro l'appoggio incondizionato della Prussia alla meditata azione j e vinto dalla bellezza della nobile impresa, avrebbe trascinato la patria lui che ramava tanto ad una guerra con la Francia} che. sarebbe finita conia rovina dell' Italia ancora dolorante pei disastri dell'anno precedente e stretta da estreme, spaventose condizioni finanziarie.
Ma se ad una guerra con l'Italia erano disposti e la domandavano i clericali, potentissimi in Francia, non era della stessa opinione l'Imperatore. I danni del fiasco messicano premevano sul onore d'ogni patriota francese e specialmente sui governanti in asia di ricostituire l'esercito e le riserve. Le velate cupidigie della Germania (leggi, della Prussia) e l'insidia del Lussemburgo obbligavano la Francia a tenere le polveri, asciutte. Ma l'Europa teneva gli pechi addosso a Napoleone quasi ed interrogarlo su quanto intendeva fare per reprimere