Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA
anno <1914>   pagina <781>
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Comunicazioni e appunti f
ogni disordine alle frontiere dello Stato pontifìcio. E Napoleone soffriva ài quel controllo, non pur osando sbarazzarsene. Il movimento garibaldino si basava, anzi tutto, sulla garantita sommossa del popolo di .Roma ; ma quella tardava, ancorché sicuri emissari sollecitassero f Nazionali a promuoverla. Conflitto di tendenze, di Comitati, di partiti, dissolvevano ogni accordo, e ne rimandavano l'effettuazione. Bisogna riconoscerlo, se si vuole vantare obbiettività di giudizio : Garibaldi ed i suoi vecchi com­militoni avevano iniziato arruolamenti senza ombra di artifìcio sotto gli occhi del Groverno. Sì imprecava senza misura di parola al Papa, alla Francia al governo italiano, che presidiava, secondo la Conven­zione di Settembre, le frontiere dello Stato Pontificio. Nuclei di vo­lontari, carichi d'armi sfuggivano et pour cause alla vigilanza del­l' esercito italiano.
Grave e diffuso era il fermento nelle grandi città della penisola; a l'incidente Dumont, come l'episodio di Terni non fecero che aumen­tarne la portata. Bisognava deciderei tra Garibaldi e Roma, e la rivoluzione all'interno. Situazione terribile per qualunque ministro, specie pel Rafc-tazzi, ògnor titubante. Con Garibaldi significava la guerra con la Francia ; contro Garibaldi! la guerra civile.
Napoleone in non poteva, come abbiamo visto, sciogliersi dall'as­sunta protezione della Santa Sede ; e minacciava lo sbarco di un intero Corpo d'armata, ove sì fosse effettuata una incursione di truppe, vuoi garibaldine, vuoi regie, nello stato del Papa.
Noi, con nobile egoismo, vedevamo il caso nostro; e con qualche diritto non con tutti bestemmiavamo la diplomazia francese Egli, si badi bene, doveva tener testa a mille argomenti, a cento questioni, per difendere l'interesse della Francia.
Il fisico dell' imperatore andava sempre più indebolendosi j e sintomà sicuro erano gli scatti, a cui seguivano momenti di accasciamento.
Non erano più. i tempi in cui il ministero faceva una sua politica gli ambasciatori un'altra; e l'Imperatore una terza, ohe le due prime riassumeva, quando non modificava, o, peggio, non distruggeva. Napoleone HI, domandava, subiva il consiglio dei suoi ministri ole?' suoi intimi; e non erano consigli profittevoli all'Italia. Gli amici di Garibaldi, opportunamente catechizzati dal Rattazzi, erano riusciti a persuadere il grande italiano a mandare di qualche tempo l'impresa. Egli aderì, fissando un periodo di un mese ; e viaggiò alla volta di Gi­nevra w ove V8 di settembre venne inaugurato il Congresso por la Pace. Egli per quanto si .trattasse della Pace, disse che questa non era possi­bile senza la distruzione del potere temporale del Papa.
Ma il Congresso andava per le lunghe; ed egli si partì da Ginevra, per ricacciarsi, con maggior entusiasmo, in Toscana, a affrettare l'im-