Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA
anno <1914>   pagina <786>
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'*"* Comunieaaionl e appunti
ritornare alla sua diletta Caprera, col cuore infranto, invecchiato di dieci anni.
Il 5 novembre le truppe regie lasciavano i punti dello Stato ponti­ficio, occupati da pochi giorni e gli alleati papalini e francesi rientravano in Roma a raccogliere applausi e non poche maledizioni.
L'eccitazione, già grande ed assai diffusa in Italia, si accrebbe per la disgraziata frase innestata nel rapporto del generale De Failly e pubblicato nel Monìtmn Lea chassepots ont faìt merveìlleB, inutil­mente Bpiegata con giri di frase dal governo francese, e mantenuta dal maresciallo Niel : il quale, per quanto pregato dal Moustìer a toglierla, od almeno a modificarne l'asprezza, non volle acconciar vi si.
La gioia dei clericali, che già parlavano come si faceva a Roma nei circoli neri ài rivendicazione di tutto il patrimonio di San Pie­tro, e cioè la Romagna, l'Umbria e le Marche, fu presto troncata dal de­creto imperiale del 12 novembre (Movfewr) con cui si ordinava al corpo di spedizione di imbarcarsi pel ritorno in Francia. A questa doccia si aggiungeva la proposta di un congresso europeo per regolare la questione romana.
Alla gioia erasi già sostituita, nei clericali, la- diffidenza. Un con­gresso europeo, dati gli intrighi dicevano dell'Italia, ed i diversi attegiamenti delle altre potenze, poteva riserbare dolorose sorprese.
Gli anti-italiani ed i clericali si fusero, dunque, in un solo accordo, per sventare i progetti degli italianisBimi ; a capo dei quali gli astuti clericali mettevano sempre, e non senza ragione, l'Imperatore.
L'accordo si manifestò in due interpellanze al corpo legislativo.
Jules Favre si dichiarò nettamente pel non intervento, e porse cosi occasione al Chesnelong di svolgere il programma dei clericali. A questi sottentrò il Thiera, avversario del governo imperiale, come lo era della unità d'Italia:; e forse più per questo che per psiaptà a Napoleone. L'argomento era opportuno, ed egli non esitò ad approvare l'intervento francese ogni qualvolta fosse minacciata 1' integrità della Santa Sede ; non già per eccessive simpatie pel Papa, ma percliè un intervento armato in Italia, teneva questa in uno stato di assoluta debolezza. E pur di veder trionfare il suo proposito di indebolire, non potendola distruggere, la unità italiana, sembrò, nella calma e magnifica orazione, accostarsi alla politica imperiale,- simulando di credere ad una vera e propria resipi­scenza dell'Imperatore a proposito delle cose d'Italia.
Agli applausi della minoranza e dei clericali si aggiunsero,, a que­sto punto, quelli della maggioranza; e tu un trionfo. Trionfo e sil dalla solita calma riservata il Monstier ed il Rouher, che scorsero tosto la necessità ai mostrarsi ancor più. decisi ed entusiasti, onde rimandare al suo posto 11 temuto, ex-ministro di Luigi Filippo.