Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA
anno <1914>   pagina <787>
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11 Rouher, attaccando in tono fòrte, si lasciò trascinare dal deside­rio di sorpassare l'oppositore. Non più padrone della frase, eccitato dalle rumorose approvazioni della maggioranza uscì in frasi violenti, ed im­politiche, quindi, contro Rattazzi, contro Garibaldi, contro il governo italiano, non risparmiando qualche parola aspra pel Re Vittorio Ema­nuale ; compromettendo, così, non solo il governo francese, ma pur anche lo stesso Imperatore, amante di ben altri sistemi. Arrestarsi era compro­mettere tutto ; la maggioranza voleva una di oblazione decisa, netta, espli­cita; ed egli concluse dichiarando che Jamais l'Italie ne s'emparera de Rome ! .
Il successo parlamentare fu grande. Le acclamazioni, rumorosissime, durarono a lungo. Non c'era tempo da perdere per gli anià-italiaiii, -e specialmente, pei clericali. Il deputato clericale Berryer, accostatosi al Rouher, gli domandò se per Roma intendeva tutto lo Stato pontificio. Rouher assentì, e Berryer lo invitò per togliere ogni equivoco a proclamarlo dalla tribuna.
La frase disgraziata non certa meditata corse per tutta Eu­ropa, Bismark dichiarò inutile il congresso dopo il discorso Rouher. Na­poleone congratulandosi con questi pel suo successo, non mancò di os­servare molto opportunamente die i potiUque il ne fa/ut point dire jamails-.
XI fine politico, l'uomo di gran tatto, rivelava l'interno dolore per la pugnalata agli ideali italiani.
L'Italia, non peranco calmata dopo Mentana ed li ohassepots, ebbe un nuovo sussulto d'indignazione per lo sciagurato Jamais >>, n re Vittorio lo riassunse in un frase vibrata : Aj mostreromma nuì l'to jamais, e di conserva col Menabrea insistette presso il governo fran­cese con dignità, e fermezza; ed il governo francese incaricò il Malaret delle solite scuse.
Ormai fra Italia e Francia regnavano rapporti assai freddi.
I pochi soldati francesi lasciati a Roma non garantivano nulla. Le dichiarazioni del governo, fatte per voce del Rouher e ben tosto raddol­cite dal Moustìer e dal Malaret, non erano sufficienti a garantire la Santa Sede da un colpo di testa.
I clericali vedevano chiaro, vedevano bene ; e le considerazioni loro non erano liete. L'Imperatore aveva scontentato l'amica Italia, senza ac­contentare il Papa.
Le troppo circospette dichiarazioni fatte dal Menabrea alla Camera intorno ai diritti dell'Italia su Roma, non rispondevano al momento di eccitazione ohe attraversava il paese, e venner disapprovate nella seduta del 22 dicembre, con votazione sa un ordine del giorno Bonfadini; e per due soli voti Menabrea rassegnò tosto le dimissioni.