Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE ROMANA
anno <1914>   pagina <789>
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Hon era tuia vera e propria designazione parlamentare, e Menabrea venne invitato a procedere ad un'altra ricomposizione ministeriale.
Questi si ripresentava alla Camera il 23 maggio con un nuovo Mi­nistero che si volle chiamare di conciliazione.
H processo Lobbia tenne accesa per parecchi mesi la polemica la più violenta tra la stampa moderata e la democratica; e non servi cer­tamente a rialzare il prestigio del governo.
Per la convalescenza seguita alla violenta malattia aofferta dal Re, che mise in ansia la Nazione, non potendo Vittorio Emanuele pre­senziare l'apertura della sessione legislativa (novembre 1868), lesse il discorso della Corona il Vigliani.
La mancata presenza del Re, la diminuita influenza del Ministero ed il contenuto stesso del discorso, provocarono, dalla Camera, una acco­glienza freddissima. E la mala disposizione della Camera verso il Mini­stero apparve nella votazione del 19 novembre per l'elezione del Presi­dente della Camera. Candidato ministeriale era il Mari e dell'opposizione U Lanza. La Camera votava pel Lanza con 169 voti contro 129, ed il Ministero rassegnava la sera stessa le sue dimissioni.
Menabrea aveva tenuto il governo per due anni con fermezza e su­perando enormi difficoltà esterne ed interne. Porse gli nocque una ecces­siva severità nel reprimere ì moti all' interno, determinati, dopo tutto, da sentimento patriottico, ed una non meno eccessiva arrendevolezza al­l'estero. Suo divisamente era di riaccostarsi a Napoleone III ; e fu in questo intendimento ch'egli si moBtrò forse troppo longanime col Vati­cano. Eppure la sua politica mirava allo scopo che era nel cuore d'ogni italiano. Aveva fatto balenare a Napoleone sempre col consiglio pre­zioso del Re la convenienza di un' alleanza fra Austria, Francia ed Italia, al prezzo di accordare a questa la sua capitale. E fu proprio su questo punto che Napoleone ormai prigioniero della Corte e dei par­titi insistette con decisa ripulsa, e non volle intendere uè la voce
del suo interesse politico-dinastico, né quella, che pur gli aveva parlato per lungo ordine di anni, della iati-atta simpatia per l'Italia.
La fatalità incombeva sul generoso fattore del risorgimento italiano. I nemici dell'Italia avevano vinto ; poco importa se a prezzo di una im­mane catastrofe, e della dinastia tanto corteggiata nei giorni della for­tuna 1
ANTONIO Curai.