Rassegna storica del Risorgimento
1851 ; SICILIA
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1923
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Eugenio Casanova
ali Italia diedero occupazioni straniere, che una parte d'essa gema sotto il dominio tedesco, e sia militarmente governata, e che il dispotismo corra senza freno dall'alta alla bassa Italia. E se la bella penisola ci mostra un angolo, che forma nostro orgoglio e contento, è il Piemonte: pratico esempio ed evidente prova là noi abbiamo di quanta maturità siano capaci le varie parti d'Italia ad avere istituzioni rappresentative, quando la provvidenza dà a' popoli principi leali e di buona fede.
Quasi un'antitesi al Piemonte è la nostra Sicilia.
Leggete, o Signore, e riflettete.
La Sicilia, al 1847, gridò, come gli altri Italiani gridarono, triforme. L'Italia allora sperò; e non lieve cagione al suo sperare erano i fatti e i detti di Pio IX, erano i mali, che l'affliggevano, la necessità de' rimedii, il bisogno di migliorare. Le grida de' Siciliani, non che non furono ascoltate, furono punite: arresti notturni, spionaggio, spavento, odio fra governo e governati, ed apparecchio d'armi da parte delle truppe che ci presidiavano. Era tale lo stato fra il cadere del 1847 ed il principiare del 1848. A mali estremi, estremi rimedii! Scoppiò forte la rivoluzione, e durò per ben 16 mesi; scorsi i quali, fu ristaurato il governo, che attualmente ci regge. Voi dunque vi trovate all'uscire di una rivoluzione: e il governo, lungi d'affezionarsi i popoli, per lungo tempo da sé alienati, militarmente da quel giorno li signoreggia sotto la terribile legge del disarmo, per la quale la morte è inflitta da Corti marziali con sue forme in chiunque a chiunque asporta o dettone qualunque specie di armi. Quindi, frequenti le fucilazioni, numerosi gli arresti, i processi politici, le perquisizioni ne' privati domieilii, e, però,; il lutto delle famiglie, fra le quali poche sono quelle che non piangano amico o parente arrestato, emigrato, o fucilato. Arroge lo stato d'assedio permanente, gli alloggi militari e i suoi soprusi, e le popolazioni smunte, Ed in mezzo a tanto apparato di guerra temeva il governo delle capacità del paese, degli uomini, che avevano séguito nell' opinione de' buoni, e di costoro a chi, essendo all' estero, chiusa la speranza del ritorno in patria, a chi, essendo fra i suoi artigli, arrestava, minacciava sino a che si degradavano, si umiliavano, segnando, segnando carte ed indirizzi, che agli occhi del popolo potessero perderli. Ed in parte ò riuscito, menandone gran vanto, il governo; ed in parte è restato deluso, serbandosi illese molte comuni, moltiSindlvidui.