Rassegna storica del Risorgimento

1851 ; SICILIA
anno <1923>   pagina <133>
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La SimUa nel 18èl
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degli oggetti che trova e non li compensa, e, al di più, si ac­cresce il debito di 11 milioni!
Ma quale è lo statò attuale del Gran Libro? È certo che due elementi sono necessarii alla sua prosperità; 1.? la fiducia che si abbia il governo debitore; 2 una quantità di capitali vincolati nelV intanò,* i quali non trovando vantaggiosi impieghi si diriggono verso i fondi publici. Noi non vogliamo parlare della fidueia del governo, che anzi la crediamo intera pel fondo destinato ai Gran Libro; ma la povertà del paese ed il difetto de' capitali lo ritengono in uno stato di permanente decadenza; qiimdi la rendita 5 è al 90 in contanti.
E poiché su questo assunto siamo caduti, piacciavi, o Si­gnore, riflettere sul nostro stato economico.
La Sicilia per la fertilità del suo suolo, per la dolcezza del suo clima, per la vastità e bontà dei suoi prodotti, per la po­sizione sua topografica è eminentemente agricola e commer­ciante, è chiamata dalla natura ad essere ricca fra le ricche nazioni. L'abolizione de' fedecommessi, lo scioglimento della promiscuità, la legge sulla concessione e sulla limitazione del dritto di testare avean tolto sin dal 1815 la mostruosa concen­trazione delle proprietà, che ne' tempi andati opprimeva, non che la Sicilia, l'Europa tutta.
Queste sarebbero cagioni da per sé sole a far fiorare uno Stato, poiché è debito d'un governo organizzare bene, togliere gli ostacoli alla proprietà ed affidarsi poscia al provvido inte­resse dei particolari.
Ma quanto resta a fare al nostro governo per giungere a tal méta! Qui non abbiamo le necessarie strade, ed in molti luoghi dell' interno, ove assolutamente mancano, i prodotti mar­ciscono senza valore. Quindi poveri sono gli agricoltori; né che accumulare possono capitali onde migliorare ed irrigare il ter­reno, a stento se ne vivono. La più parte de' fiumi sono senza ponti; e quelli che esistevano, caduti per vetustà. Sicché il col­tivatore de' terreni, che a schiena di animali trasporta le der­rate, nel tragittare i fiumi spesso è involto lui e la sua mer­canzia dalle piene, che vede e non può evitare, e da' scogli è trasportato cadavere. Così avviene sovente a' corrieri, alla posta di terra, a' viaggiatori. Seguono queste vittime dell'inverno quelle nella fame, per la miseria, per la disperazione. Havvi le vittime della stagione calda, perché i fiumi, stagnandosi, esa-