Rassegna storica del Risorgimento

INGHILTERRA
anno <1923>   pagina <207>
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La politica inglese durante la crisi risolutiva ecc. 207
Quelle su cui bisognava premere di più erano a Vienna e a Torino; l'una perchè accettasse di intervenire al congresso senza mettere innanzi condizioni impossibili; l'altra perchè si adattasse a non parteciparvi e, qualora l'Austria ne facesse una conditio sine qua non, disarmasse.
Armonizzare interessi e fini tanto opposti era una fatica di Sisifo; le difficoltà sorsero ora di qua ora di là incrociandosi.
Partecipando il 19 marzo al duca di Malakoff l'accettazione del Gabinetto Britannico, Malmesbury così si esprimeva: il ga­binetto ha finito or ora la sua seduta. Noi accettiamo il con­gresso in una città neutrale, ma noi preferiamo una conferenza. Bene inteso che non si tratterà dei possessi territoriali dell'Au­stria in Italia, ma che le discussioni si limiteranno ai quattro punti: l'evacuazione; la riforma; la sicurezza della Sardegna contro l'invasione austriaca; la sostituzione di un piano per la sicurezza interna dei governi dei piccoli stati in luogo dei trat­tati con l'Austria del 1847 (1).
Prima di ogni altra cosa bisognava fare accettare alle di­verse potenze questa limitazione negli argomenti da trattare. H conte Buoi, a cui fu subito inviato un dispaccio che lo invitava a prender parte al congresso, rispose che avrebbe aderito a patto che non si discutesse dell'assetto territoriale e che la Sardegna prima che si aprisse il congresso disarmasse e si impegnasse a rispettare tutti i trattati territoriali esistenti.
Una nuova complicazione, del resto prevedibile esaminando il resoconto della missione Oowley, sorgeva: la necessità che la Sardegna smobilitasse preventivamente. Come fare accettare questa condizione a Parigi dove continuamente giungevano di spacci del conte di Cavour urgenti perchè il Piemonte non fosse escluso dal congresso? (2)
Dapprima l'ambasciatore inglese dovette sondare il terreno per conoscere se la Francia si impegnerebbe ad esigere il di­sarmo da Torino dietro la dichiarazione sovente ripetuta dall'im­peratore d'Austria e dei suoi ministri che essi non muovereb-
0) Correspondence 1 N. 121, 19 marzo.
(2) La ragione por cui la Francia non aveva accettato la proposta rossa dì farsi essa promotrice del congresso era, secondo Walewski, che il Pie­monte non avrebbe potnto prendervi parte. Con l'Invito rosso invece II go­verno francese si toglieva di dosso la responsabilità dell'esclusione.