Rassegna storica del Risorgimento

INGHILTERRA
anno <1923>   pagina <231>
immagine non disponibile

La politica inglese durante la crisi risolutiva eco, 23i
via verso la vittoria. Il disegno di formar uno stato cuscinetto con Venezia e Modena era per gl'inglesi pessimo, poiché un ar­ciduca austriaco a Modena significherebbe un rinnovato predo­minio austriaco nell'Italia centrale. Infine Palmerston cosi ter­minava: se il disegno è proprio dell'imperatore, esso è sugge­rito dalla gelosia verso la Sardegna e da tenerezza verso il papa; ma noi uè sentiamo questi affetti né siamo legati ad adottarli ,
La proposta Persìgny, secondo le deliberazioni del gabinetto, fu passata all'ambasciatore austriaco conte Appony senza ag­giungervi parola o di biasimo o di raccomandazione.
Fallito questo tentativo che rispondeva ad uno dei metodi preferiti da Napoleone UE e che felicemente più tardi nel no­vembre, la regina Vittoria definì to talee tlie chestnuls out of the fire, togliere le castagne dal fuoco, l'imperatore concordò quel­l'armistizio che inaspettato stupì tutta Europa. Prima di incon­trarsi a Villafranca 1'11 alle ore 9 con Francesco Giuseppe egli fece domandare di nuovo dal Persìgny che l'Inghilterra appog­giasse le sue proposte già comunicate. Bussoli era favorevole, sebbene aggiungesse, scrivendo alla regina che, ove l'Austria non le accettasse, l'Inghilterra non rinuncerebbe per questo al principio di neutralità.
Infine il gabinetto decise di non dare il moral support (1).
I preliminari di pace furono tuttavia firmati e il problema italiano, dopo due mesi e mezzo, rientrava nella fase diploma­tica; altri uomini, altre idee dominano nel Foreign Office; anche essi come i loro predecessori non si sarebbero mossi ad una guerra per simpatia verso il nostro movimento, ma nello svi­luppo delle varie combinazioni politiche di cui saranno ricchi i due anni seguenti, il loro intervento sarà di grande efficacia per il trionfo dell'unità italiana.
(1) Nel proclama indirizzato al suo popolo dopo Villafranca, Francesco Giuseppe dichiarava di aver accettato la pace perchè ì termini offerti da Napoleone erano più favorevoli di quelli che con tutta probabilità si prepa­ravano ad offrire le tre potenze in un progetto di mediazione.
À Londra e a Berlino tale asserzione fu smentita.