Rassegna storica del Risorgimento

INGHILTERRA
anno <1923>   pagina <242>
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Alfredo SignorelH
parole fra il cancelliere e l'ambasciatore inglese sulla condotta del gabinetto liberale durante l'ultimo periodo della guerra.
Quando poi il Bussoli iniziò quella campagna diplomatica per cui l'Austria doveva rinunciare a qualsiasi intervento in Italia e alla partecipazione a una futura confederazione, sia pure concedendo la più ampia libertà di governare la Venezia, campagna che nel suo primo momento culminò nella nota pro­testa del 16 agosto e nel dispaccio del 24 dello stesso mese, l'animosità del nuovo ministro che vedeva combattuto il suo programma di moderazione senza troppe perdite, più da Londra che da Parigi, si accrebbe contro il segretario agli esteri. Il Beéhberg rispose che pur non essendo stabilita là scelta dei mezzi per la restaurazione dei duchi, il governo imperiale ri­servava i suoi diritti e la sua intera libertà d'azione. D non inter­vento, cosi si esprimeva il cancelliere austriaco, è un principio, un termine negativo; si ha diritto d'intervenire o quando in un paese regna l'anarchia o quando lo richiegga il sovrano o un regolare governo. Sanzionare una nuova dinastia in Toscana significava abdicare i diritti garantiti dai trattati, cioè distrug­gere le fondamenta della legge e dell'ordine europeo.
D'altra parte protestando contro ogni intervento in Italia della Francia o dell'Austria, Bussel si dimenticava che a diffe­renza della Francia, l'Austria era una potenza italiana.
Bechberg contestò la volontà del popolo toscano esser con­traria alla restaurazione ma se anche questa volontà esisteva, si opponeva al principio dell'auto-decisione dei popoli e ironi­camente aggiungeva: perchè la Gran Bretagna non lo applica alle isole Jonie e alle Indie? Essa ha due misure per gli affari propri e per quelli altrui (1).
La risposta di Bussoli, più che dal punto di vista politico, interessa per il suo valore dialettico e dottrinario. Egli difende il suo punto di vista nei riguardi dell'intervento come identico a quello sostenuto da "Wellington a Verona per la questione spagnola: si può intervenire per la salvezza o per fini vitali ad uno stato, sia in favore di sudditi scontenti o di un sovrano o di un governo regolare; così, secondo il solito esempio, Gu­glielmo D'Orange intervenne giustamente negli affari interni dell'Inghilterra nel 1688.
(1) Correspondeaoe fartliei' X. 113, 25 agosto.