Rassegna storica del Risorgimento

INGHILTERRA
anno <1923>   pagina <269>
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La politica inglese durante la crisi risolutiva ecc. 269
verso i governi provvisori. Thouvenel fece buon viso a cattivo giuoco; riconobbe le difficoltà per il governo inglese di soste­nere il progetto francese, sperava ad ogni modo che Cavour non fosse consigliato a persistere nell'annessione della Toscana e, valendosi della ripugnanza del Eicasoli ad una seconda vota­zione, mostrava i vantaggi di agire basandosi sull'esito delle elezioni precedenti non urtando così troppo le susoettibiltà delle corti nordiche conservatrici (1).
A Londra si rilevò che la difficoltà Eicasoli era superata e che un giovane principe sabaudo a Firenze sarebbe divenuto più facilmente che Vittorio Emanuele, re dell'Italia meridionale; però qualora la Sardegna accettasse le proposte francesi, il go­verno inglese non aveva nulla per proprio conto da obbiettare (2).
Frattanto era giunta da Vienna la risposta austriaca ai dispacci francesi degli ultimi di gennaio; in essa il conte di Rechberg era ancora più condiscendente che rispondendo al­l'Inghilterra: riaffermava sì che la soluzione doveva essere ri­cercata nei preliminari di Villatranca e nel trattato di Zurigo ma conveniva con Thouvenel che quando l'onore fosse salvo da entrambi le parti, non era necessario che da divergenti ap­prezzamenti ne risultassero conflitti disastrosi.
Dato il tono conciliatorio dell'Austria, era tolta l'unica delle ragioni formali opposte da Thouvenel alle proposte bri­tanniche; era vero che Prussia e Bussi a per questioni di prin­cipio non favorivano l'annessione della Toscana, ma non erano esse certamente capaci di influenzare potentemente le decisioni sull'assetto dell'Italia. Tuttavia il governo imperiale rimase fermo nel suo progetto di formare un regno della Toscana, adducendo a pretesto l'individualità storica di quelle popola­zioni e la inevitabilità, qualora invece fossero annesse al Pie­monte, che una nuova guerra sorgesse contro l'Austria a cui la Francia sarebbe certamente trascinata dalle circostanze mentre l'Inghilterra avrebbe sempre potuto assumere una posizione neutrale. E, tra parentesi non aveva torto.
La nota in cui, erano fatte queste considerazioni, scritta il 24, doveva essere consegnata contemporaneamente a Londra e a Torino; al contrario, trovandosi il conte di Cavour a Milano,
(1) Correspondence III N. 6, 21 febbraio.
(2) Correspondence III N. 6, 22 febbraio.
IR.