Rassegna storica del Risorgimento

INGHILTERRA
anno <1923>   pagina <292>
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Alfredo SignortUi
a) che si attuasse una tregua dì tre mesi in Sicilia;
b) che si prevenissero o si interrompessero le spedizioni dai tessitori sardi in Calabria o in qualche altra provincia del napoletano (e quindi era esclusa la Sicilia);
ù) che i garibaldini fossero confinantif Catania e a Palermo e i soldati regii a Siracusa e a Messina (1).
Questi suoi concetti Bussoli difese apertamante dinanzi al governo francese che urgeva continuamente a Londra per aver l'Inghilterra solidale nel suo tentativo di conchiudere l'alleanza tra Vittorio Emanuele e Francesco II. Nella camera dei Comuni-poi, contro quanti avevano chiamato Garibaldi un filibustiere, le sue parole risuonarouo di ammirazione per l'eroe dei dne mondi e per i suoi seguaci, e riaffermò l'inviolabilità' ,<É principio di non intervento straniero negli affari interni di ciascun paese.
Cavour, come era naturale, traeva vantaggio dalla diver­genza anglo-francese per resistere alle pressioni chef venivano esercitate da Parigi e per mettere innanzi richieste sempre più esorbitanti per l'attuazione dell'alleanza sardo-napoletana.
H 20 luglio ebbe luogo a Milazzo l'ultima battaglia com­battuta fra i garibaldini e i borbonici in territorio siciliano: aspra, terribile, incerta mischia terminata in una grande vittoria contro le truppe del Bosco. Eicevuta tale notizia il re di Napoli si decise ad abbandonare del tutto l'isola, e così il più grave ostacolo formale presentato sempre dal Cavour come condizione preliminare per discutere-seriamente dell'alleanza, era tolto; ma l'alleanza era resa impossibile dallo stato degli animi e delle cose; il governo sardo che l'avesse conclusa sarebbe immedia­tamente caduto poiché, come aveva detto il Guerrazzi nel Par­lamento, era un cadavere in putrefazione che si voleva con­giungere ad un corpo vivo e robusto.
Per guadagnare tempo e sdebitarsi verso la diplomazia europea che, ad eccezione di Hudson, lo assillava di consigli e di minacce, Cavour fece scrivere una lettera da Vittorio Ema­nuele a Garibaldi perchè non intraprendesse altre azioni contro il regno di Napoli; il condottiero capì che bisognava procedere avanti né si arrestò per seguire gli ufficiali ammonimenti del re che egli conosceva ben più profondamente nel suo animo.
Ormai la probabilità della caduta, delia dinastia borbonica
(1) Correspondencc VII 2 32. 7 loglio.