Rassegna storica del Risorgimento
BELLI GIUSEPPE GIOACCHINO ; LETTERATURA
anno
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1923
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pagina
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321
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Gioacchino Belli " Censore r/ e ti suo spirito liberale Zìi
giudicare questa canzone come la prima manifestazione liberale del Belli, ma per lui, come per lo stesso Gnoli e per tutti gli altri biografi e studiosi belliani, dove meglio appare il Belli convinto e fiero liberale è nei suoi sonetti. Lo Gnoli dice che nella prefazione che il Belli aveva~ preparato ai sonetti in un solo punto non è sincero, il che par naturale a chi ricordi quali fossero le condizioni dello Stato Pontificio. Egli vuol far cre- dere di ritrarre il popolo anche nella irreligione, mentre in-
* vece sotto la maschera del popolo egli dava libero sfogo al
* suo razionalismo volterriano. La maggior parte della plebe ro- mana era un po' scettica, era epigrammatica ma non empia >. Lasciando da parte la qualifica, non certo meritata, di empio che da questa argomentazione direttamente verrebbe al Belli, non bisogna dimenticare un carattere essenziale della plebe romana: il Bomano parlerà di Dio, s'inchinerà dinanzi al Sacramento ma non finirà il discorso e non si rialzerà da terra che con un motto, con un traslato non ti mostri quasi ch'egli abbia fatta da burla o voglia ricattarsi d'aver mostrato fiacchezza (1). H popolano romano, cioè, come dice lo Gnoli del Belli non rifugge talvolta a mescolare l'osceno a quanto di più sacro ha la religione .
Io ritengo invece che il Belli nella sua opera sia essenzialmente oggettivo: egli non fa se non rappresentare il popolo in tutte le sue manifestazioni. I sentimenti, gli affetti, i pensieri che si agitano nei sonétti non sono suoi ma del popolo che egli rappresenta; egli si spoglia di tutto ciò che vi possa essere di soggettivo in se stesso, si spoglia di ogni pregiudizio, di ogni sentimento per ritrarre il popolo nella sua vera realtà. Egli non fa se non riordinare i discorsi dei popolani e ridurli in una forma artìstica, poetica. Egli fotografa il suo popolo ed alla lastra non aggiunge nessun tocco né per abbellirlo, né per caricarne i difetti: cura soltanto che la fotografia sia rassomigliante. Essendo satirico quel popolo ch'egli ha preso a ritrarre, è naturale che satirica appaia a noi l'opera del Belli. Ma se satira la giudichiamo noi, suoi posteri, dobbiamo riconoscere quanta differenza vi sia fra la secolare satira di Pasquino e la satira del Belli. Al contrario di quella, maligna più che sincera, questa è più austera, più vera: al posto di insulti, fatti presi sul vivo, tutta la vita
(1) F. SAHTOO, Rivista Europea, agosto 1870.