Rassegna storica del Risorgimento
BELLI GIUSEPPE GIOACCHINO ; LETTERATURA
anno
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1923
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pagina
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322
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322 Luigia Rivetti
ìntima di un popolo, una miseria, un'ignoranza, una corrasione così lamentevole che il cuore si empie naturalmente di pietà per quella povera gente, e di odio contro quelli che hanno preparato scientemente un tale avvilimento e l'hanno sfruttato. Il Belli molto probabilmente non pensò che una rappresentazione cosi vera nella sua cruda realtà avrebbe portato questo effetto. Lo stesso Morandi mentre afferma che il Belli nei suoi sonetti ha espresso l'animo suo, i suoi sentimenti, dice: (1) Mentre gli altri scrittori di dialetto si servirono della lingua del popolo per esprimere quasi sempre sentimenti e pensieri propri, il Belli invece se ne serve per esprimere sentimenti e pensieri del popolo stesso, mettendolo addirittura in scena e facendo parlar sempre lui, il quale così, viene dipingendo sé medisimo e tutta la vita romana come e per quanto è penetrata nel suo angusto ma acuto ed arguto cervello . Quindi anch'egli riconosce che è il popolo che regna sovrano nell'opera belliana e il poeta vi entra solo in quanto dà una forma poetica ai discorsi popolari.
Lo Schuchardt, pur ammettendo (2) rT il Belli quando scriveva i suoi sonetti fosse liberale, non crede però che fosse un nemico ardente del papato e del cattolicesimo . Io suppongo in lui egli dice un'indolenza politica come è stata abitualmente in Boma da lungo tempo (3). E pensa che lo scopo del Belli fu di ritrarre il popolo romano con fedeltà scrupolosa: i sonetti politici e tutti gli altri non provennero immediatamente dal poeta, bensì dal popolo stesso: se non ci fosse stato chi pensava e parlava a quel modo, il Belli non avrebbe mai scritto quel che scrisse: Quando il frutto proibito della satira politica gli pendeva ben dappresso sul capo egli lo coglieva; ma senza arrampicarsi sull'albero (4). Certo è verissimo che mai il Belli di sua propria iniziativa si sarebbe messo per suo .conto a saettare Papato e Eeligione con i frizzi e le acute satire. Il Bóvet, che altrove afferma che À eux seuls les 200 sonnets dirigès ! contee le Pape prouvent clairement que Belli en voulait à la
(1) L, MORANDI, Óp. oifc., pag. OGXXXI. t
(2) L. MORANDI, Op. cifc., pag. CCXXXVI.
(3) Schuchardt in BOVET, Le peuple (le Rome vers 1840 après le somiets en dialecte transteverin de Or. 6-. Belli, pag. 66.
(4) Schuchardt in MORANDO Op. cifc., pag. CCXXXVI,