Rassegna storica del Risorgimento
BELLI GIUSEPPE GIOACCHINO ; LETTERATURA
anno
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1923
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pagina
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324
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*** Luigia Rivétti
spiegano col rafforzarsi dei sentimenti ohe furono sempre, senza interruzione, in lui.
Così, ad esempio, il Morandi e lo Gnoli giudicano poco decoroso per il Belli poeta un atto che è invece naturalissimo nel Belli quale fu in tutta la vita: le condizioni poco floride del suo patrimonio e il timore di non poter mantenere il figlio gli facevano implorare dal Cardinale JDambruschini, Segretario di Stato, un impiego che otteneva nel 1842 con la nomina di capo della corrispondenza del Debito Pubblico. A questo proposito egli scriveva, fra l'altro, in una lettera ad Angelo Sferi: quando io supplicai per tornare in impiego mi vi ridussi stimolato dall'amore di mio figlio . H Morandi (1) non solo crede trovare in queste parole una scusa da parte del Belli, ma interpreta la frase come lo sfogo di un patriota, di un liberale che è stato costretto da una potente ragione (qual è il sostentamento di un figlio adorato), ad umiliarsi, pur fremendo, dinanzi all' odiato governo pontificio. Ma in quella sola innocente frase (che se altro vi fosse nella stessa lettera a questo riguardo, il Morandi l'avrebbe citato a sostegno della sua tesi) non mi sembra scorgere se non lo sforzo di un uomo che si sente vecchio di spirito e di corpo e che è costretto a domandare lavoro spinto dall'amore del figlio mentre vorrebbe ancora continuare nel riposo. Desiderio naturale in tutti e più ancora nel Belli che, e per i suoi malanni e per il suo carattere, non fu mai troppo attaccato al lavoro obbligatorio d'ufficio (2). E di certo quel dover tornare a lavorare sette ore al giorno, come dice in una lettera al figlio, dovette sembrargli un po' duro. Nel 1826, giovane ancora quando il governo lo comprese fra gli impiegati interinalmente in riposo, conservandogli intatto il suo piccolo soldo, gli parve che gli fosse toccata una fortuna grandissima. Era naturale che, divenuto vecchio e acciaccato, gli tornasse faticoso il sottoporsi nuovamente al lavoro.
L'atteggiamento di vittima del tirannico potere pontifìcio, che il Morandi vuole attribuire al Belli, la ripugnanza che questi prova nel dover domandare lavoro a un governo che odia, non mi sembrano troppo adatti al nostro poeta. Come se poi questi fosse stato l'uomo da rifiutare sdegnoso questo pane guadagnato
(1) L. MOBANW, Sonetti romaneschi di i G. Belli, Città di Castello, 1889,
pag. CCXLVL
(2) D. GNOM, Op. oifc., pag.