Rassegna storica del Risorgimento
BELLI GIUSEPPE GIOACCHINO ; LETTERATURA
anno
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1923
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pagina
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329
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Gioacchino Belli " (Sensore " e il suo spirito liberale 329
era nata negli animi dei suo! sudditi. L'allocuzione del 29 a-prile 1848 segnava il distacco assoluto del Papa dalla causa Nazionale. La sua fuga a Gaeta, nel novembre 1848, non fece se non dimostrare più chiaramente i suoi sentimenti. Dopo il periodo anarchico come fu chiamato dai restaurati governatori, il sogno di un papa liberale era interamente svanito. Una stolta, arbitraria e sanguinosa reazione fu compiuta dal così detto triun-virató rosso (Altieri-Della Genga-Vannicelli) ed ogni libertà, fu tolta ai sudditi, che si erano abituati alla onesta e abile amministrazione della Eepubblica, diretta dalla mente di Mazzini. Le occupazioni francese a Boma, e austriaca nelle Legazioni e ad Ancona, che durarono ancora dopo la Eestaurazione di Pio IX, invece di impedire, fomentavano il disordine e l'anarchia dello Stato. Dopo la Eestaurazione Pio IX si mosti ò sempre meno conciliante con le idee dei liberali, contro i quali si sfogava lanciando frequenti scomuniche, sperando forse sempre di schiacciare, opprimere, annientare la canaglia liberale . JD quantunque in tutte le sue Encicliche egli si affannasse a dichiarare tutti i sudditi pontifici devoti al governo papale e nemici dei li- binali, i fatti dimostravano e dimostrarono poi in ultimo col plebiscito per l'annessione al Regno d'Italia perfettamente il contrario.
Era naturale che in queste condizioni i sudditi pontifici guardassero con invidia a governi piti miti, come al tempo di Pio IX se ne vedevano in Italia e fuori. Gli scrittori portavano esempi di governi di libertà con l'intenzione di far notare quanta dhTerenza vi fosse fra essi e il tirannico governo sotto cui erano costretti a vivere. E le allusioni, ancorché nascoste, erano colte dai cittadini con mirabile intuito a grave scapito del governo, che, quanto più censurava, tanto più vedeva fiorire dappertutto le insidie che miravano a rovesciarlo.
Naturalmente anche sul teatro gli autori cercavano presentare quei famosi confronti che intimorivano tanto il governo. Ed anche sul teatro, quindi, doveva intervenire vigile la censura, per evitare il più possibile che quei germi, che alcune produzioni contenevano, non venissero raccolti dalle plebi in seno alle quali essi si sarebbero presto sviluppati.
Nella censura teatrale, come nella censura in genere, nello Stato Pontifìcio è degna di nota una caratteristica importante, per quanto naturale: la maggior considerazione che si dava alla