Rassegna storica del Risorgimento

BELLI GIUSEPPE GIOACCHINO ; LETTERATURA
anno <1923>   pagina <344>
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ó** Luigia Emétti
sempre notato, ma non vi si era posto mai riparo. Già nel 1842 il Cardinale Legato di Bologna, a proposito della stampa di un articolo in lode degli scenziati del 3 congresso scientifico te­nutosi a Firenze nel '41, si intratteneva lungamente col cardi­nale Lambruschini Segretario di Stato su l'argomento della Bevisione Governativa, particolarmente nella parte che riguarda la Eevisione delle commedie. Egli si lagnava che il teatro, che potrebbe essere per il pubblico una fonte di istruzione e di moralità , fosse invece una scuola di vizio e di malcostume. L'adulterio, il ratto, il concubinato e tanti altri vizi e delitti non solo si vedono sulla scena, ma se ne insegna sulla me­desima il modo di eseguirli nascostamente .. E giudicava in­sufficienti le cure della censura perchè le Compagnie giunge­vano sulla piazza proprio al momento di agire con un centinaio e più di commedie, quasi tutte meritevoli di scarto o di profondi cambiamenti. H Eevisore Politico, a cui la commedia si portava il giorno stesso in cui essa doveva recitarsi o tutto al più il giorno innanzi, non aveva il tempo di porsi a ricomporre le commedie ed era costretto ad approvarle poiché, sostituendone un'altra, sarebbe andato incontro sempre ai medesimi inconve­nienti. E fin d'allora consigliava la nomina di una commissione apposita, che rivedesse un buon numero di commedie da per­mettersi in tutti i teatri dello Stato e far in modo che non si permettesse la recita di altre commedie all'infuori di quelle ap­provate dalla detta deputazione. Consigliava inoltre il Governo a spendere anche una grossa somma (che non sarebbe stata inu­tile se con essa si fosse riuscito a riformare il teatro) perchè tutte queste commedie approvate fossero stampate, sì da for­mare una collezione di scelte commedie italiane; non bastando la pubblicazione di un elenco dei soli titoli poiché spésse volte sotto uno stesso titolo si raccoglievano diversi lavori.
L'idea, che non mancava di giustezza e di importanza, non fu però accettata. Ma nel 1853 essa fu ripresa da Monsignor Mertel, allora Ministro dell'Interno, il quale però la modificava sotto altra forma. Egli incoraggiava i compositori di produzioni italiane a scrivere commedie che rispondessero allo scopo di migliorare il teatro e di renderlo scuola di istruzione e fonte di diletto nello stesso tempo. Per incoraggiare gli autori egli pro­metteva un premio qualora le opere fossero state approvate da una Commissione all'uopo nominata. Pensava Monsignor Mertel