Rassegna storica del Risorgimento

BELLI GIUSEPPE GIOACCHINO ; LETTERATURA
anno <1923>   pagina <357>
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Gioacchino Belli il Censore " 6 il suo spirito liberale 357
opere teatrali sottoposto alla sua censura. E fermento libé­rale, che si agitava in tutta Italia e che era penetrato, anche nello Stato Pontificio, imponeva mille precauzioni ai governi re-trìvi, restii a concedere almeno qualcuna delle riforme che i popoli chiedevano a gran voce. Nello Stato Pontificio, poi, i go­vernanti addirittura fanatici, che consideravano* la Società mo­derna empia e maledetta e tale che la Chiesa non poifeva mai con essa far pace e-- tregua, istillavano nelle persone addette al­l'ufficio di censura, che era un mirabile aiuto alla loro politica retriva, tali e così forti sentimenti di avversione, di odio contro ogni novità, che questi naturalmente errano trasportati a con­dannare senza pietà ogni frase, ogni espressione che sembrasse alludere alle attuali condizioni della Società. Quando poi a que­sto odio inoculato dai dirigenti si aggiungevano particolari in­nati sentimenti nelle persone che esercitavano la censura, questa diveniva così gretta e minuziosa da spaventare da un lato chi vi si dovesse sottoporre e da suscitare dall'altro le risa e la sa­tira di chi di essa vedeva lo sforzo impotente a porre un ar­gine al fatale incalzare degli avvenimenti
Il Belli, che dagli avvenimenti politici fu, flome ora dimo­strerò, spinto verso il Governo Papale, si impossessò quindi ben presto delle idee più retrive e più grette e divenne un meraviglioso censore dal punto di vista del Governo Pontificio.
Noi lo troviamo troppo scrupoloso e troppo gretto, ma non ridicolo, perchè in tutte le sue osservazioni sembra non vi sia niente che possa dargli questa taccia. Ombroso per sua natura, egli crede di vedere germi malefici > dappertutto e senza pietà condanna, desideroso di vedere bandita dal teatro tutta quella materia perniciosa e per questo così cara ed accetta al
popolo.
H Belli era felice di rendere questo servizio al governo, sembrandogli di contribuire così, in qualche modo, a soffocare quelle idee di libertà che attentavano alla sicurezza dello Stato. Egli si dice nei suoi subordinatissimi , voti penetrato di ri- conoscenza pel compartitogli onore e vi si mostra così vi­gile del bene dello Stato che Monsignor Matteucci continua a mandargli opere da esaminare durante tutto l'anno 1853.
La notevole differenza che apparentemente passa fra il Belli censore e il Belli poeta, fa giudicare troppo maligna­mente questa conversione come il Morandi l'ha cbia-