Rassegna storica del Risorgimento
BELLI GIUSEPPE GIOACCHINO ; LETTERATURA
anno
<
1923
>
pagina
<
359
>
Gioacchino Belli u Censore *' e il suo spirito Iemale 80
conservatore. Se tale con convinzione fosse stato, egli non avrebbe ascoltato senza ribattere le pungenti e a volte atroci invettive contro Gregorio XVI o i suoi Ministri, ma è certo, però, che il Belli non avrebbe per nessuna cosa al mondo gridato Viva i liberali, abbasso Gregorio XVT . Quella sua compiacenza nell'ascoltare le facezie popolane, che potrebbe sembrare una condiscendenza, una. correità , non era ;se non la manifestazione naturale del suo animo di romano . In ciò mi riporto a quello che ho detto nel primo capitolo riguardo al carattere dei Bomani di quel tempo, devoti sudditi pontifici ma maldicenti per natura, tanto da non potersi trattenere di osservare, per esempio, con un'arguzia tutta loro propria e abbastanza aspra, un difetto di quel Governo che essi in quello stesso momento stavano esaltando. Il Belli visse fino al '49 in una completa apatia politica, innamorato solo della sua arte. Se liberale fosse stato, egli avrebbe pubblicato i suoi sonetti man mano che li componeva: invece egli non pubblicò niente. Ma spesso, la sera, in un salotto familiare qualche amico riusciva ad eccitare la sua verve e senza dubbio anche quella legittima ambizione che hanno nel cuore i veri artisti; allora il Belli, con un fine sorriso e con quell'arte di gestire che si trova ancora a Trastevere, diceva, così, come gli veniva in mente, qualche scena di vita popolare. Il suo limitato pubblico prendeva tutte le allusioni e riteneva, per ripeterli l'indomani, quei versi alati che facevano invito auctore il giro di Bornia. Si rideva, si applaudiva a ciascuno di quei successi era una disfatta pel governo pontificio, se vogliamo ascoltare il Mo-randi, il quale dice che il Belli con i suoi sonetti fece più danno al governo dei Papi che non quanto ne avrebbero po-4 tuto fare allora 50 battaglioni di volontari (1).
Tuttavia, abbandonando quel salotto, sulla porta stessa egli si ritrovava borghese e ammoniva: Sopratutto nessuna imprudenza! . Nel '48, l'anno della rivoluzione, avvenne il naufragio di quella parvenza di liberalismo che sembrava esistere nel Belli. L'assassinio del Bossi, la partenza precipitosa di Pio IX, la proclamazione della Bepubblica del '49 scossero la sua indifferenza, la sua apatia politica ed egli capì che bisognava decidersi: o con i liberali o con il governo. B non dovette pensar
(1) MòBANDt Op. olt., pag. CCXWH.