Rassegna storica del Risorgimento

BELLI GIUSEPPE GIOACCHINO ; LETTERATURA
anno <1923>   pagina <360>
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Luigia Rivelli
molto: il suo carattere e i suoi sentimenti lo spìngevano lon­tano da quegli eccessi che egli riprovava e sui quali abbiamo visto quale giudizio egli desse. Si accostò, più che non fosse stato, a Pio IX e divenne forse conservatore più che il suo a-nimo non volesse. Non più l'indifferenza o il compiacente sor­riso a facezie troppo offensive, ma una lotta feroce contro tutto ciò che sapesse di nuovo, un odio profondo contro qualsiasi parvenza liberale. Non trovò di meglio per sfogare questo sno sen­timento che un ufficio che richiedeva come base essenziale l'odio contro la detestata canaglia liberale . E ci si mise con tutto l'animo, eccedendo ed esagerando per reazione e raggiungendo mirabilmente e senza sforzo la pedanteria dei suoi colleghi Re­visori. Beco che scompare così l'illogicità apparente fra un Belli poeta romanesco satirico e un Belli censore.
Così viene anche a sminuirsi quel certo che di antipatico che ricade sul Belli, per effetto di tale e così grande cambiamento. Ohe egli abbia avuto paura, anzi terrore degli avvenimenti, alla cui effettuazione in cèrto qual modo aveva contribuito, non deve meravigliarci. Anche il Tambara (1), riportando le parole del Giovagnoli, nota che quello che era avvenuto al Belli era già avvenuto anche al Giusti, all'Alfieri, al Pellico.
Intravvenne anche a lui ciò che era avvenuto dal più al
* meno a V. Alfieri, a S. Pellico, e ciò che avveniva in quei
< tempi medesimi a G. Giusti. Egli pure come l'Alfieri eome il Pellico, come il Giusti rimase atterrito degli effetti dell'opera propria e nel 1849 dopo caduta la Repubblica Romana egli scrisse che in essa si era compendiato quanto di fellonesco,
< di barbero, di abbietto abbia saputo mai usare la depravata
* coscienza dell'uomo .
Del resto un Belli censore, un Belli incapace di forti e ge­nerosi sentimenti, non offusca la fama del Belli poeta, specie quando si consideri che la sua opera non fu concepita sogget­tivamente, ma oggettivamente, come riti-atto della plebe, non come espressione di suoi personali sentimenti.
I suoi sonetti rimarranno sempre il riti-atto fedelissimo della plebe romana e dei suoi tempi e nell'autore di questo ritratto non
(1) TAMBARA, La lirica politica del Risorgimento Italiano Albrighi e Se­gati 1909, pag. 465.