Rassegna storica del Risorgimento

BELLI GIUSEPPE GIOACCHINO ; LETTERATURA
anno <1923>   pagina <362>
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Luigia Rivétti
prova gli stessi sentimenti del popolo, ma li ritrae perchè fl suo scopo è di lasciare ai posteri un monumento della plebe.
Il Belli stesso ce lo dice nella prefazione di suoi sonetti: Io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che oggi è la plebe di Eoma . Ed è a questo monumento, dalla plebe ispirato ed alla plebe dedicato, che egli consacra il suo genio. Non ai contemporanei che la plebe conoscevano, ma ai posteri, a cui di quella non sarebbe giunto che un pallidissimo ricordo, egli destina la sua opera.
Non è che egli non si accorga delle licenze e delle irriverenze che il popolo liberamente pronunzia: anzi a coloro che potreb­bero rimproverargli lo spirito insubordinato e licenzioso che qui e là ne traspare e attribuire a lui i sentimenti che egli dice della plebe, risponde: Non casta, non pia talvolta appa­rirà la materia e la forma ma il popolo è questo Io ritrassi
la verità: " Omne aevum Olodios fert, sed non omne tempns Oatones prodncit .
Ora, perchè non credere al Belli stesso, che così chiara ci dice la ragione della sua opera? perchè supporre in lui una ipo­crisia, che non si può assolutamente concepire in un animo scru­poloso ed onesto come il suo, per il gusto di voler trovare ad ogni costo il patriota e il liberale? Il Morandi (1) ci dice che nel periodo liberale della sua vita, come egli chiama gli anni dal '30 al '48, il Belli ftt un miracolo di eroismo patriottico * sia per i suoi sonetti sia per altri scritti che il Morandi però non nomina. Egli pensa che uno solo dei suoi sonetti religiosi o po­litici sarebbe bastato per tapparlo, perpetuamente in galejjtfc Lasciando da parte l'esagèraione evidente che è in questa af­fermazione, non mi pare che il Belli fosse in quel periodo un miracolo ài eroismo patriottico. Poiché, se fu tale quello del Belli, che cosa fu allora quello del Giusti e del Niccolini, per non dire di tutti gli altri poeti del nostro Bisorgimento, che spiegarono liberamente nei loro versi il loro odio feroce e il sarcasmo della plebe, senza fare un mistero dei loro lavori, che lasciavano cor­rere a bella posta nel popolo, il quale raccoglieva avido ogni al­lusione, ogni offesa ai governanti?
Anche esagerata mi sembra l'altra affermazione del Morandi,
(1) MORANDI, Op. CÌt.; pag, CCXLIU,