Rassegna storica del Risorgimento

BELLI GIUSEPPE GIOACCHINO ; LETTERATURA
anno <1923>   pagina <363>
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Gioacchino Bèlli " Censore " e it suo spirito liberale 365
che i sonetti del Belli fecero più male al governo dei Papi che non quanto ne avrebbero potuto fare allora 50 battaglioni di volontari . Quando il Belli scriveva, i germi che dovevano portare alla distruzione totale del potere temporale dei Papi, erano già stati gettati nel popolo e maturavano sensibilmente. Certo i sonetti del Belli contribuirono a quest'opera di disgre­gazione ma in parie sétméo, poiché dobbiamo anche pensare che ai suoi tempi pochi di essi giravano fra la plebe, ma la maggior parte giaceva fffp inèdita, quindi inoffensiva.
Come già ho detto nel precedente capitolo, quando egli gio­vane, trasportato dal desiderio di gloria, scriveva i suoi sonetti sorridendo alle arguzie dei suoi popolani, non supponeva che quel sorriso potesse essere interpretato come complicità di of-offesa ai capi della Keligioue e del Governo. Sopraggiunta la ri­voluzione del '48 e la repubblica del '49, il suo animo, eccessi­vamente timoroso, ebbe più paura di quel che non bisognasse, e, temendo di vedere in ogni popolano, in ogni cittadino un ac­cusatore, in un momento di folle terrore chiuse i suoi sonetti, a lui così cari, in una cassetta, e li consegnò nelle mani di Mon­signor Tizzani con l'incarico di bruciarli dopo la sua morte. Sti­mandosi colpevole dinanzi al governo papale di avere compia­centemente ascoltate e riprodotte le maldicenze e le calunnie romane, egli, credendo di fare ammenda, dichiarò che quei so­netti erano stati fatti per solo capriccio, e in tempo di mente sregolata e che erano < opposti agli intimi e veraci sentimenti dell'animo suo .
Il forte timore che jp quel tempo lo invadeva non gli la­sciava comprendere che con quelle parole egli poteva apparire colpevole, mentre a mente calma egli nella sua prefazione chia­ramente aveva delineato i fini della sua opera, fini che non erano affatto ingiuriosi al governo pontifìcio.
Ma il suo cuore doveva sanguinare al pensiero della con­danna distruttrice da lui comminata alla sua opera: e eertamente quell'incarico dato a Monsignor Tizzani nascondeva l'intimo sen­timento del poeta che non venisse adempiuto. Il Morandi qui si mostra poco generoso gpl poeta romano e scherza su questo atto del Belli, che tormentato fra un rimorso che egli ingrandiva e il desiderio legittimo di veder tramandata ai posteri un'opera composta esclusivamente per essi, non ebbe il coraggio di com­piere da sé stesso ciò che aveva chiesto al Tizzani.