Rassegna storica del Risorgimento

BELLI GIUSEPPE GIOACCHINO ; LETTERATURA
anno <1923>   pagina <364>
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w* Luigia Rivetti
D Morandi (1) chiama curioso fatto questo che al Belli mancò il foraggio di bruciare da sé i suoi sonetti trovando in ciò non solo una prova che alla frase del Belli che quei sonetti si opponevano agli intimi e veraci sentimenti dell'animo, bisogna dare un valore relativo; ma che in lui rimase, anche dopo la pretesa conversione del 1836, sempre qualche cosa dell'uomo di prima, cioè del liberale.
Il bruciare?.i sonetti, cosa materialmente tanto facile * come dice il Morandi, non doveva certamente essere tale per il Belli, che doveva sentirsi spezzare il cuore al pensiero che di tutta quella sua opera concepita con vero animo di poeta non dovesse rimanere che un pugno di cenere. Nel curioso fatto , quindi, l'amor proprio letterario non ci entrava in parte ma ne era il motivo principale.
È naturale come tutti questi timori, ingigantiti dall'animo scrupoloso e meticoloso del Belli, spingessero questi negli ultimi anni di sua vita ad un bigottismo e a un servilismo che, pur essendo sempre virtuale in lui, non ebbero mai campo di mani­festarsi così completamente come negli ultimi anni, quando av­venimenti politici determinarono quella completa dedizione di sé stesso al governo del Papa.
Unica legge della sua vita divenne l'odio atroce e la perse­cuzione contro ogni novità e si capisce come con questi senti­menti divenisse presto un buon collega degli altri censori ponti­fici e si trovasse assai bene in quell'ambiente saturo di ostilità contro ogni parvenza di liberalismo.
Le massime di quelli divennero ben presto le sue ed egli superò in severità i suoi maestri.
Il Belli censore può dirsi che incarni l'indirizzo della cen­sura Pontificia in quell'epoca; gretto, sospettoso, timoroso anche delle ombre, esageratamente severo ma sempre impotente. I veri patrioti, i veri eroi del nostro Risorgimento eludevano le precauzioni di essa e riuscivano a presentare al popolo, trion­fanti, le loro idee di libertà e di indipendenza, che dovevano con­durre all'abbattimento di un'autorità, secolare sì, ma non più ri­spondente ai tempi e ai nuovi ideali che si presentavano ai popoli.
LUIGIA KIVELLI.
(1) LUIGI MOSANDI, Sturiti romaneschi Ai G. Betti. Citta di Castello 1389, pag. CCL.