Rassegna storica del Risorgimento
COLLETTA PIETRO
anno
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1923
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pagina
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386
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Luigia ÈivélU
XXTTT
La calunnia Commedia in 6 atti di Eugenio Soribe
A di 22 gennaio 1853.
Trasmessagli oggi per Superior disposizione ha il sottoscritto presa in diligente esame la celebre commedia del francese Eugenio Seribe intitolata La Calunnia >: titolo veramente ad essa convenientissimo siccome fondamento unico dell'azione ma altrettanto ingrato ad udirsi e di sapor d'agrume. Nulladimeno in quale altro cangiarlo sì che si attagli al soggetto che su quella odiosa parola quasi sopra suo perno tutta si aggira e si riposa? Schevidan, commediografo del principio di questo secolo chiamò un consimile dramma La Maldicenza o più veramente 1 Maldicenti, ma basterebbe questa altrui epigrafe al concetto dello Seribe? Buono potrebbe a taluno sembrare lo spediente suggerito dal nostro politico Revisore quale destra scappatoia; quello cioè di chiamar la commedia Raimondo perchè, essendo questo il nome del suo protagonista, si eviterebbe così bellamente tanto il difficile compito del cercare altro titolo che meglio corrispondesse alla positiva indole dell'ingegnoso lavoro, quanto la ripugnanza di presentar questo al pubblico sotto l'annunzio di un vocabolo che, se in ogni epoca riuscì ostico e degradante l'umanità, può parere oggidì più ancora pungente e pericoloso fra tante incriminazioni e recriminazioni in cui la civil Società palpita e si travaglia. Ma oltreché la rincrescevo! parola, sebben rimossa dalla fronte rimarrebbe per sempre le mille volte ripetuta per necessità in tutto il corpo del componimento, sembra anche venire acconcio il riflesso che, quando dal cambiato titolo fossero gli spettatori tratti nel credere di assistere ad una rappresentazione novella, e poscia in realtà non vi trovassero fuorché la vecchia Calunnia dello Seribe da tutti conosciutissima per molte precedenti ripetizioni, se ne chiamerebber delusi; e non è a dire se piuttosto ai comici che ad altri ben più degni di rispetto attribuir volessero la causa di cotal delusione: donde mille dicerie e commenti che qui bello è il tacere.
Opinerebbe perciò il sottoscritto che, dove la Superiorità pur voglia oggidì concedere la riproduzione di una scenica opera già