Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; LUCERA
anno
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1923
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pagina
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407
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1 fatti Lucermi del 1848 407
dai suoi concittadini. Credevano essi che il Melchiorre avesse la presunzione di avventurarsi, come un hidalgo spagnuolo, in lotte temerarie, per una certa sete di grandezza che mai avrebbe appagato. E lo si arrivò a satireggiare per Re di Lucerà, come quello che, a comune avviso, era il solo lucerino, che desiderasse la caduta d'un trono secolare e l'instaurazione d'un libero reggimento di popolo. É gli si augurò morte repentina, allorché lo si vide, ai principi del 48, vecchio di anni ma fresco d'energie, attirare a lui i giovani e invogliarli all'azione. E quando di lì a poco finalmente morì, se ne derisero e se ne insultarono fìnanco le spoglie esanimi!.. Ma le ossa di Giuseppe Melchiorre tuttora ardono di purissimo amor di patria!..
H luogo, ove i liberali di Lucerà si adunavano per intendersi, era a palazzo Melchiorre. Simulando di convenirvi di sera, per la consuetudinaria partita a tressette, essi si trattenevano insieme fino a tarda qr, discutendo le notizie riferite dai giornali o portate dai corrieri spediti qua e là, in provincia e fuori, prendevano le decisioni che il momento suggeriva.
Oltre ai padroni di casa ed ai suaccennati De Troia, Hiceto e Tucci, pigliavano parte a quel circolo di patrioti D. Antonio Viglione con i figli D. Ettore e D. Francesco Paolo, ch'erano da poco tornati da Napoli addottorati nelle leggi, D. Giocondo e D. Giuseppe Pellegrino, D. Francesco Paolo Coccia, Baffaele De Peppo, Davide Sorbo, e, tacendo di altri, D. Gaetano De Peppo, che di qui a poco sarà scelto ad uno degli otto rappresentanti della Capitanata al Parlamento napoletano. Con costoro comunicavano da Napoli, ove dimoravano, Luigi Zuppetta e Saverio Barbarisi, che vedremo in provincia, proprio- alla vigilia della convocazione del Parlamento.
Ora dagli elementi raccolti, chiaramente emerge lo scarso senso pratico dei liberali di Lucerà, almeno di quelli più in vista-Di fetta in loro l'abito del cospiratore, che si prepara alla gesta, da lungo meditata, nel segreto; né posseggono lo spirito vero dell'apostolo politico, che sa farsi largo fra le masse e le rinnova. Sono, è vero, persone di gran cuore, decise a sacrificar tutto, vita e sostanze, per la causa della libertà: forse è la fiamma del Mazzini che le ha rese troppo idealiste! Ma che cosa giovava non dico alla causa italiana, ma al rinnovamento dell'opinione pubblica di Lucerà quel loro lungo discutere su la forma di reggimento politico più conveniente, se la repubblicana o la monar-