Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; LUCERA
anno <1923>   pagina <409>
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2 fatti Lucermi del 1848 409
Ignoranti di Lucerà avvolta in un'aria quasi di mistero. Si vide in essa il toccasana da lungo sognato, l'indulto grazioso del Be benigno, che veniva a lente" le sofferenze della povera gente. H proletariato agrario credette che, quanto prima, le terre dei demani e dei latifondi del Tavoliere sarebbero state sue; il pro­letariato urbano s'immaginò l'inizio d'un novello tenore di vita materiale; quasi tutti sperarono nell'avvento di chi sa quale be­nessere.
Solo cosi si spiegano le giornate, più che di esultanza, di véro tripudio, che seguirono a Lucerà alla notizia del famoso atto 880MB del 29 gennaio. Non più É non più rancori fra la popolazione: la Costituzione, solennizzata con insolito sfarzo in­digeno, con luminarie, con musiche e ipn sparo di mortaretti, acclamata da grida di giubilo e da sventolio di bandiere, salu­tata da suono di campane e da pavesamenti di veroni, recla­mava l'affratellamento di tutte le classi sociali. E fìnanco il vec­chio municipalismo con Foggia parve dileguarsi, quando le due città, per salutare nella concordia quella meteora di libertà, si scambiarono messaggi di simpatia e reciproche rappresentanze ai festeggiamenti cittadini.
Ma fu troppo fugace quell'idillio di popolo, come dai molti narratori sogliono essere chiamate le brevi giornate costituzio­nali del Regno delle Due Sicilie!!
Gli è che dallo Statuto, preteso antidoto d'ogni male e si­cura garanzia d'ogni bene, non derivarono quegli effetti imme­diati e salutari, che la folla si aspettava.
Presto cominciarono i malcontenti, fomentati a bella posta dai retrivi scetticamente feroci, i quali vedevano non altro che fuochi di paglia in quella improvvisa esultanza lucerina. Con ci­nica disinvQ'Jfuf.a essi si beffarono delle prolungate dimostrazioni; e, quando il momento parve giunto, fn mestier loro il saper ver­sare delle gocce ghiacciate in quei bollori volgenti a intepidirsi. B, un giorno, uno dei più vecchi ebbe perfino l'audacia di esplo­dere con questa volgare, quanto vivace apostrofe* contro i libe­rali: Zampate- é samciky sunate! Quante palale avite d'avh-e supra e costotl Èfi aria andranno strumenti, mustacci, barbe e peli... Jl Re è sempre Re Eppure, più, tardi, codesto borbonico im­penitente fu denunziato alla polizia come reo di liberalismo. Stette in carcere circa un anno, fino a quando una sentenza ri­paratrice della Gran Corte Speciale non ebbe resa giustizia contro