Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; LUCERA
anno <1923>   pagina <420>
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Ernesto Pontieri
Tribunale Civile con funzioni di giudici criminali, e Leone, giu­dice civile; con l'intervento dei Procuratore Generale, Pepe, e l'assistenza del cancelliere Pesce.
Discussione lunga e monotona, che si protrasse per diverse settimane, in mezzo ad un apparato di gendarmi e ila le sotti­gliezze di un diritto criminale e procedurale, vecchio e pedante. Ben 262 furono i testimoni del processo, di cui 238 a discarico e appena 24 a carico, prodojfcM dalla pubblica accusa. Quest'ul­timi attenuarono in qualche modo le precedenti deposizioni. Tuttavia le loro asserzioni ebbero valore quasi assoluto, malgrado che testimoni di equanimità serena e indiscussa, come ecclesiastici capitolari e professionisti d'ogni ramo, mettessero ;in mlìevo la nota perfidia e la tendenziosità di due o tre dei principali accusatori
Invece le deposizioni dei testimoni a discarico ebbero una fede presso che relativa: tutti poterono rilevare la bontà della condotta morale, civile e religiosa e gli ottimi precedenti degli accusati; molti si mostrarono ignari delle trame rivoluzionarie, ordite a Lucerà; pochi sostennero l'innocenza di parecchi de­gl'imputati; pochissimi fornirono pallidi elementi di discolpa a favore dei patrioti più colpiti dalla persecuzione reazionaria.
Gli è che forse molti temettero di una postuma persecu­zione della giustizia borbonica. Certo questo timore o preoccu­pazione colpì parecchi avvocati del foro di Lucerà, in fama di liberali, i quali, per ragioni più o meno plausibili, rinunziarono alla difesa degl'imputati, che a loro aveva deferito l'ufficio di Presidenza della Gran Corte Speciale. Solo più tardi assunsero gratuito patrocinio dei loro conterranei, cinque dei più valo­rosi avvocati del tempo: D. Pasquale Oalifano, D. Nicola De Peppo, D. Orazio Lepore, D. Carlo Prignano e D. Nicola Gifuni. Ma le calorose arringhe dei difensori non valsero affatto a rad­dolcire la violenza della requisitoria del Pubblico Ministero. Questi, confermando le sue aceuse, richiese la pena di morte, col laccio alle forche, oltre la multa di ducati 1250 per ciascuno, per D. Raffaele De Troia e D. Giuseppe Iliceto; richiese lo condanna di D. Gerardo Tucci, D. Giocondo Pellegrino, D. Paolo Oaiozza, Michele Mancini, Domenico Mingerulli, Baffaele De Peppo, Da­vide Sorbo, D. Francesco Paolo Coccia a 20 anni di ferri, non­ché alla multa di ducati 500 per ciascuno, oltre le spese di giu­dizio. Eichiese la libertà provvisoria per D. Ettore Viglione, Luigi Sponzillo, Carmine Tenditti e Federico Di Pierre