Rassegna storica del Risorgimento
TECCHIO SEBASTIANO ; TORINO
anno
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1923
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pagina
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427
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Varietà di pagine sparse 427
denunziò nói giornali e in Parlamento tutte le iniquità del dominio austriaco in Italia, cospirò coi comitati segreti delle provincie venete, incitandoli a resistere e ad attingere fede nella prossima liberazione.
E se i Veneti rimasero fedeli al plebiscito del '48, se con ostinata fede rifiutarono unanimi tutte le cariche pubbliche, se nel '59 segretamente confermarono il plebiscito del '48 e circa 18000 volontari, secondo Alberto Mario, eludendo l'oculata vigilanza delle spie austriache, varcarono i confini e corsero a combattere coi fratelli nei campi lombardi, se nel '61 rifiutarono sdegnosamente di nominare i propri rappresentanti nel Parlamento austriaco, se inviarono a dispetto della polizia austriaca Calorosi indirizzi e vibranti appelli a Vittorio Emanuele ad a Cavour, fu perchè dal vigile patriottismo degli emigrati squillò continua la voce incitatrice alla resistenza ed alla fede in giorni migliori.
Quando nel '66 la liberazione della Venezia si compì, Sebastiano Tecchio fu chiamato dalla fiducia del Governo a coprire l'alta carica di Presidente di Corte d'Appello a Venezia. Accettò con entusiasmo ma non lasciò, senza rimpianto, Torino a cui da diciotto anni lo legavano tanti affettuosi ricordi ed intime amicizie.
Di questo suo rammarico profondo è documento eloquente la seguente lettera che egli scrisse al Sindaco di Torino ed ai colleghi di quel Consiglio comunale, di cui faceva parte sin dal 1852: H
Itt.mo Signor Sindaco Hl.mi Signori Consiglieri
TorinolO ottobre 1866.
Venezia è restituita all'Italiana famiglia. Il Governo mi invia colà per inaugurarvi la Giustizia nazionale nel nome del Re d'Italia.
Amore del luogo nativo e sentimento di riconoscente divozione vincono le esitanze: ed io vengo, con profondo rincrescimento a dimettermi dall'Ufficio di Consigliere municipale che per ben quattordici anni gli Elettori torinesi mi hanno liberamente affidato.
La benevolenza dei cittadini trovò prezioso riscontro negli atti di fiduoia, dei quali pel corso di tanti anni bau voluto sempre onorarmi i colleghi del Palazzo di Éfò e questa reminiscenza soavissima mi commuove di presente cosi, ohe non mi basteranno a pena le pauole per esporvi, secondo che bramerei, qoanto mi sia grave il dover congedarmi da queste mura ospitali.
(1) Inedita In Archivio Civico di Torino, Oorriapondonza Sabinefcfco, Cartella 8, 1806.