Rassegna storica del Risorgimento

TECCHIO SEBASTIANO ; TORINO
anno <1923>   pagina <428>
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428 Varietà di pagine sparse
Mai mi dimenticherò ohe, se l'acuto dolore del lungo e crudele bando dal mio suolo natale non mi spense la vita, e mi tolse alla gioia di questi benedetti giorni del riscatto, ne devo grazie al Piemonte, ohe m'ebbe per suo.
Mai non dimenticherò ohe, dopo la fatalo giornata del 23 marzo 1849, non meno di prima io leggeva qui di continuo sul viso di tutti la pena mia stessa e le indomate speranze. Del ohe io sentiva conforto molto più grande che non nelle dimostrazioni medesime di fraternità, da voi prodigatemi, più vive an­cora delle costanti e infinite colle quali gli altri esuli avete racconsolato.
La vostra predilezione a me, latore che fui e nunzio primo dei voti con cui le Venete Provincie sin dal 1848 si commettevano irrevocabilmente alla fede del Principe e del popolo subalpino, parvenu un santo pegno che Prin­cipe e popolo non poserebbero le armi, finché infrante non fossero le catene dell'antica donna dell'Adria: e di tanto si fece in .me più stretto e più caro il vincolo della gratitudine.
Allorché poi, intimata la tregua di Villafranoa, vidi Torino, fin tra gli am­plessi e il bacio nuziale della Lombardia e delle altre Provincie che a libertà-si. rivendicavano, inconsolabile per lo spasimo della Venezia, riguardai questa sacra terra col pio affetto che ci struggo il cuore dinnanzi alla mestizia di una madre piangente i figliuoli feriti o prigioni in battaglia.
La maestà veneranda di quel dolore ringagliardì le patrie speranze, che ora si compiono.
Oggimai il mondo civile ammira il religioso attaccamento dell'augusta Torino alla Unità e alle Nazionali Istituzioni: e sa quanto giovasse a conso­lidare tali beni supremi la moderazione e la fermezza, la disciplina e l'ardi­mento di questi cittadini.
Por quando avrà stabilita la sua sede nell'eterna Roma, l'Italia trarrà dalle gloriose tradizioni di questa culla dei suoi Re splendidi auspici della prosperità che ci dobbiamo aspettare dalla propagata istruzione, dalla tempe­ranza, dal lavoro e dalla pertinacia del volere: ordinamenti e qualità egre­giamente maturate fra questo popolo guardiano delle Alpi.
Ond'ecco da Voi, o Signor va lontano il piede ma non l'animo: da Voi, esempio d'amore operosissimo per questa nobile metropoli, che avete cresciuta alle virtù proprie delle genti libere, e adornata in brevi anni da Regina di un gran paese.
E con ciò, Illustrissimo Signor Sindaco. Illustrissimi Signori Consiglieri, dedicandomi di nuovo e per sempre a Voi e ai Torinesi tutti, dei quali siete Spettabilissima rappresentanza, mi profferisco
Osseq.mo obb.mo servitore
SEBASTIANO TECCHIO
All'Ulano Signor > 11 Sig. Comm. Filippo Qalvagno
Senatore del Regno Sindaco della Città di Torino