Rassegna storica del Risorgimento

1839 ; BONAPARTE DI CANINO GIROLAMO ; CONGRESSI DEGLI SCIENZIAT
anno <1923>   pagina <449>
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Retrosomot. politici del primo congresso degli ecc. 449
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sulle aspirazioni del Granduca: la, riunione di Pisa appariva per­tanto eome uno degli anelli di questa catena.
Vedremo poi come nel dietroscena politico di questo movi­mento intellettuale si muovessero invece altre passioni ed altre ambizioni ; ma è assai interessante rilevare questo stato d'animo, pei; formarci un'idea dell'annuente e della sensibilità diplomatica, passionata di sentimenti reazionari, in qualche momento, più di quanto comportasse la realtà del movimento liberale assunto a pretesto per mascherare altre aspirazioni non sempre confes­santi.
L'orrore del di S. Marzano, per questa libertà toscana, era infatti l'indice non soltanto del reazionarismo piemontose, ma anche ed in larga misura àQWantMoscanimo sabaudo. Poiché non Vélo che il Reviozky giudicasse con tanta asprezza il governo Granducale, come vuole il B-. Marzano, o con sì profondo so­spetto e diffidenza, pur rilevandone le manchevolezze, occasio­nate più forse da debolezza, inettitudine ed incertezza. Per quanto il ministro austriaco sentisse la necessità di star cogli occhi aperti, di seguire con attenzione il gioco di liberali fuorusciti e rivoluzionari, di sorvegliare gli scambi politici coll'estero, di sti­molare il governo ad un contegno di maggior severità e di più stretta vigilanza, non negava però al Granduca ed ai suoi colla­boratori un fondo di buona fede, escludendo una sua segreta ma­novra d'intesa col partito italiano. Per questo la diplomazia au­striaca, checché ne pensasse di 8. Marzano, non si preoccupava troppo dei Napoleonidi, comprendendo assai bene che il loro programma non poteva coincidere con quello del partito del­l' Unione italiana* ed in fondo non si sarebbe mai potuto stabi­lire una fusione dei tre elementi in una azione comune: partito nazionale, Granduca di Toscana e prìncipi Bonaparte. Anche su questo punto il S. Marzano (leggi il governo di Torino) esage­rava il pericolo, per naturale suscittibilità contro tutto ciò che avesse parvenza di italiano: fosse il Granduca, fossero i Napo-leonidi a Torino si guardavano con ostilità coloro che a torto od a ragione, per le loro ambizioni, destassero il sospetto di ac­carezzare o di simpatizzare pel movimento unitario: bastava an-ehe il semplice sospetto, per ravvisare in questi uomini altret­tanti nemici pericolosi del Piemonte.
Perciò la diplomazia sabauda, per un interesse particolare di ostilità alla politica toscana, l'avversava con maggiore animo-