Rassegna storica del Risorgimento

BENETTINI CARLOTTA ; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1923>   pagina <558>
immagine non disponibile

558
Evélina Binatili
insieme. E c'è dell'amarezza nella frase che rivolge all'amica Be-nettini: Quanto alle cose nostre, so che si tratta d'azione. Ma * Garibaldi], al solito, trovando le mie idee buone, le accoglie, ma esìgliandomi dall'esecuzione..... (1). Pure, allorché vide l'audacia eroica del condottiero arrestata ad Aspromonte dal piombo fratricida, dimentico di tutto, non sentì che la gravità dell'atto dolorosa, e cadde in un breve periodo di profondo ab­battimento. Superato il quale, si staccò definitivamente dalla monarchia, e riprese con intensità il lavoro p;ér>' il Vèneto. Forse, con più intensità di prima, quasi ad espiare la colpa di quel fu­gace abbandono. E riattivando la corrispondenza con la Benet-tini, per poco interrotta, lavorare all'insurrezione veneta le scrive nel giugno del '63, cacciare il grido di guerra al-
l'Austria non pensare ad altro, non respirar altro . Si
duole inoltre che l'esempio della Polonia non abbia scosso l'I­talia, e, di fronte all'inettitudine della nazione, par che più viva gli bruci la fiamma che dentro lo divora, più ardente è il desi­derio che lo spinge ad agire, quasi volesse egli solo, già avanti negli anni, già stremato di forze, fare quello che gli altri non fanno, lottare in quel campo che gli altri disertano. Ho qualche cosa dentro di me che non mi concede riposo, quando vedo l'Italia giacere inerte di fronte all'opportunità data dalla Po- Polonia, gridar viva senza far cosa alcuna perchè viva davvero,
< avere lo straniero in casa e dimenticarlo (2). Eicordano
le sue parole il grido fremente di passione del poeta di Becanati:
.... virarmi, <paa l'armi: io solo
Combatterò, procomberò sol io.
Intanto il Mazzini, capace di qualunque sacrificio pur di rag­giungere la meta, sulla fine del '63 e sui primi del '64, aveva, sfidando le ire degli amici intransigenti, tentato accordi con Tin­torio Emanuele, per la liberazione del Teneto; ma, falliti questi, e stipulatasi dal governo la Convenzione del '64, ch'Egli chiama umiliante, disonorevole per l'Italia , sembra che la fiducia nel proprio lavoro e nelle proprie forze lo abbandoni per sempre: non spera più negli uomini, spera soltanto nei destini d'Italia. Sono quindi parole di tristezza profonda quelle che rivolge al­
ti) Lettera XVI. (2) Lettera XXII.